Padre Lorenzetti: «Un dramma umano»

Ha fatto il giro del mondo il video in cui una giovane malata di tumore annuncia la sua futura eutanasia. Padre Luigi Lorenzetti commenta il motivo del consenso a questa tragica scelta in una società in cui: «Si apprezza la vita, ma a certe condizioni e se ha certe qualità e, così, la sofferenza senza speranza appare come uno scacco insopportabile, da cui liberarsi a ogni costo».


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Sorprende la lucidità drammatica: una donna, cittadina americana di 29 anni, malata di cancro al cervello, programma la propria morte, addirittura fissa il giorno del ricorso all’ eutanasia.
Di fronte a simili drammi, nessuno può pretendere di giudicare la persona, il grado di libertà-responsabilità di decisioni così estreme. Il giudizio ultimo è affidato alla coscienza e, se credente, a Dio, giusto e misericordioso giudice.

Ci si interroga, tuttavia, sulle molteplici cause che hanno contribuito a dare largo consenso all’ eutanasia. L’ eclisse del senso religioso (trascendente) riporta questi eventi sotto il dominio umano; parametri e criteri valutano il senso/non senso dell’ esistenza in termini di efficienza e utilità; la ricerca della qualità della vita rende incapaci di capirne il valore in situazioni limite. Si apprezza la vita, ma a certe condizioni e se ha certe qualità e, così, la sofferenza senza speranza appare come uno scacco insopportabile, da cui liberarsi a ogni costo.

La comunità cristiana non può limitarsi a ribadire il divieto incondizionato dell’ eutanasia. Deve sentirsi provocata ad aggredire con il suo dire e, soprattutto, con il suo fare, il contesto globale entro il quale tali tragiche decisioni appaiono, a molti, l’ unica via di uscita. I problemi della vita, l’ infelicità, la solitudine, non si risolvono con il darsi o dare la morte.

Le cliniche della morte sono espressione di una società incapace di rispondere in altro modo a chi chiede di morire; lanciano un messaggio nefasto al mondo della sofferenza e della solitudine; fanno passare per legittima, e doverosamente da assecondare, una domanda che altro non è che il grido del disperato; falsificano e snaturano il ruolo del medico e le strutture ospedaliere.

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