Immagine pezzo principale

Pace e sviluppo al femminile

Il 2012 è l’ anno delle donne dei villaggi, le donne "rurali", che combattono povertà e fame, opponendosi alla guerra. E ciò soprattutto in Africa. Un'iniziativa del Cipsi.


Pubblicità

L'Onu ha dedicato l'8 marzo a loro, alle "donne rurali", cioè a coloro che si battono quotidianamente contro fame, povertà, conflitti, emarginazione. Accade in ogni villaggio del pianeta, ma soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Il termine inglese usato per riconoscerne e celebrarne l'azione è empowerment, che si può tradurre come crescita umana, sociale e politica di un singolo o di una comunità. In ogni caso le donne sono protagoniste. Sempre di più. Sempre meglio.

Cinque mesi fa, il Comitato di Oslo ha assegnato il Nobel per la Pace 2011 a tre donne, di cui 2 africane, assumendo le motivazioni presentate dalla Campagna Noppaw lanciata dall’ Italia, che chiedeva di riconoscere il loro ruolo fondamentale e insostituibile in tutti i settori della vita economica, politica e sociale, soprattutto nei paesi del Sud del mondo.


«Le donne africane hanno assunto la responsabilità di chi intende essere parte attiva nella soluzione dei problemi. Dedichiamo a loro questo 8 marzo. Lo dedichiamo a tutte le donne africane, che rappresentano il 70 per cento della forza agricola del continente, che producono l'80 per cento delle derrate alimentari e ne gestiscono la vendita per il 90 per cento», commenta Guido Barbera, presidente del coordinamento di associazioni Solidarietà e Cooperazione (Cipsi).

«Nel continente africano le donne provvedono per il 90 per cento alla produzione di mais, riso, frumento facendo la semina, irrigando, applicando fertilizzanti e pesticidi, mietendo e trebbiando», prosegue Barbera. «Dedichiamo l'8 marzo a tutte quelle donne che stanno sostituendo le spese militari con spese per l’ educazione, come succede nella Liberia del premio Nobel Johnson Sirleaf. A tutte le donne che nelle zone rurali dell’ Africa si fanno carico della sopravvivenza quotidiana a partire dalla raccolta dell’ acqua: un viaggio andata e ritorno dalla sorgente che dura in media un’ ora e mezza. L’ economia di sussistenza del continente dipende in gran parte dal loro impegno quotidiano, assunto nonostante le difficoltà e gli ostacoli, dall’ accesso limitato alle risorse di produzione come il credito o la proprietà delle terre, alla durezza del lavoro. Testimoni della biodiversità e garanti dello sviluppo equo sostenibile, portano sulle spalle il continente seguendo il grande esempio lasciato dalla prima donna africana Nobel per la Pace, Wangari Maathai, biologa ambientalista kenyana».

Immagine articolo
Kaltoum, 19 anni, ha perso la mano sinistra ed è stata seriamente ferita durante un attacco al suo villaggio, in Sudan. Continua a lottare per vivere in un campo profughi dove ha trovato riparo. Foto di Abert Gonzalez Farran/Unamid. Epa/Ansa.
Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo