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«Pace e libertà per chi fugge da guerre e persecuzioni»

Il Papa a Torino ricorda e prega per rifugiati e profughi. Lo fa celebrando Messa in una piazza Vittorio stracolma di fedeli e, commentando le letture, richiama all'amore di Dio, «un amore fedele, un amore che ricrea tutto, un amore stabile e sicuro». Prima, in mattinata, l'incontro con il mondo del lavoro e il pellegrinaggio alla Sindone.


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Un amore roccioso che rende stabili e sicuri. Papa Francesco celebra Messa in una piazza Vittorio stracolma di fedeli e, commentando le letture, richiama all'amore di Dio, «un amore fedele, un amore che ricrea tutto, un amore stabile e sicuro». Un amore che «è per sempre, che non delude, che non viene mai meno». E che «fa nuove tutte le cose». Ma per farci rinnovare occorre «riconoscere i propri limiti, le proprie debolezze, è la porta che apre al perdono di Gesù, al suo amore che può rinnovarci nel profondo, che può ri-crearci. La salvezza può entrare nel cuore quando noi ci apriamo alla verità e riconosciamo i nostri sbagli, i nostri peccati; allora facciamo esperienza, quella bella esperienza di Colui che è venuto non per i sani, ma per i malati, non per i giusti, ma per peccatori; sperimentiamo la sua pazienza, ne ha tanta, la sua tenerezza, la sua volontà di salvare tutti»
Papa Francesco commenta il miracolo della tempesta sedata e spiega che «i discepoli hanno paura perché si accorgono di non farcela, ma Gesù apre il loro cuore al coraggio della fede. Di fronte all’ uomo che grida: “Non ce la faccio più”, il Signore gli va incontro, offre la roccia del suo amore, a cui ognuno può aggrapparsi sicuro di non cadere. Quante volte noi sentiamo di non farcela più! Ma Lui è accanto a noi con la mano tesa e il cuore aperto». E ricorre alla cultura dei suoi antenati, alle parole del poeta Nino Costa, che la nonna Rosa gli faceva imparare a memoria in dialetto torinese , per ricordare che i piemontesi sanno bene cosa significa essere roccia, cosa significa solidità e per chiederci «se oggi siamoo saldi su questa roccia che è l'amore di Dio».

Il Papa chiede di non farci paralizzare dalle paure, di non cercare sicurezze in cose che passano «o in un modello di società chiusa che tende ad escludere più che a includere. In questa terra sono cresciuti tanti Santi e Beati che hanno accolto l’ amore di Dio e lo hanno diffuso nel mondo, santi liberi e testardi. Sulle orme di questi testimoni, anche noi possiamo vivere la gioia del Vangelo praticando la misericordia; possiamo condividere le difficoltà di tanta gente, delle famiglie, specialmente quelle più fragili e segnate dalla crisi economica. Le famiglie hanno bisogno di sentire la carezza materna della Chiesa per andare avanti nella vita coniugale, nell’ educazione dei figli, nella cura degli anziani e anche nella trasmissione della fede alle giovani generazioni».
E poi ancora una parola per gli esclusi, per i migranti - «Come allora sul lago di Galilea, anche oggi nel mare della nostra esistenza Gesù è Colui che vince le forze del male e le minacce della disperazione. La pace che Lui ci dona è per tutti; anche per tanti fratelli e sorelle che fuggono da guerre e persecuzioni in cerca di pace e libertà» - prima di affidare a Maria, alla Beata Vergine Consolata che si venera a Torino, «il cammino ecclesiale e civile di questa terra: Lei ci aiuti a seguire il Signore per essere fedeli, per lasciarci rinnovare e rimanere saldi nell’ amore».

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Torino, domenica 21 giugno 2015. Papa Francesco arriva in Piazza Vittorio. Foto Reuters.
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