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"Orazione": la storia di san Bernardino dagli affreschi alla musica

Dopo i restauri che misero in sicurezza edificio e affreschi, ultimati esattamente vent’ anni fa, l’ associazione Amici di San Bernardino-Onlus ne cura l’ apertura e le visite guidate.


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Varcata la soglia della chiesa di San Bernardino, il visitatore è come catapultato in un libro illustrato. Non c’ è scampolo di muro che non racconti con le immagini la gloria di Dio e le opere dei suoi santi. E così, senza bisogno di troppe spiegazioni, si capisce perché pitture e affreschi delle chiese antiche vengono chiamati biblia pauperum, la Bibbia dei poveri, l’ unica Scrittura che i comuni fedeli, spesso analfabeti, fossero in grado di “leggere” e comprendere.

Siamo a Lallio, nella pianura che si distende ai piedi di Bergamo verso il fiume Brembo. La chiesetta, nascosta tra le case del piccolo centro storico, non si fa quasi notare se non fosse per lo svettare del campanile. Ma una volta entrati in un piccolo cortile e aperto il portone, l’ edificio sacro, dichiarato monumento nazionale, mostra tutto il suo splendore.

La comunità locale negli anni ha saputo custodire e valorizzare con un intelligente programma di iniziative culturali questa straordinaria testimonianza di arte, storia e fede. Dopo i restauri che misero in sicurezza edificio e affreschi, ultimati esattamente vent’ anni fa, l’ associazione Amici di San Bernardino-Onlus ne cura l’ apertura e le visite guidate.

Più di recente, un ulteriore impulso alla valorizzazione del monumento è venuto dalla collaborazione tra la parrocchia e l’ associazione Libera musica che hanno promosso lo spettacolo Orazione, appositamente scritto da Alessandro Bottelli. Un’ azione poetico-artistica-musicale costruita proprio sulle Storie di san Bernardino affrescate nella chiesa e che a partire dal 2016 è stato messo in scena nella stessa chiesa di Lallio ma anche in giro per l’ Italia, contribuendo a far conoscere il monumento.

Ora Orazione, approda a Urbino, dove è in programma una replica l’ 11 ottobre nel contesto del Festival del giornalismo culturale del capoluogo marchigiano. Appuntamento alle 20.45 nella chiesa di San Bernardino (Mausoleo dei Duchi) di Urbino  con ingresso libero.

LA PRIMA CHIESA DI SAN BERNARDINO

La chiesa di San Bernardino a Lallio è il primo edificio sacro dedicato a Bernardino da Siena, il grande santo predicatore itinerante. L’ intitolazione avvenne infatti nel 1451, l’ anno dopo la canonizzazione del santo toscano. Ma perché proprio qui, in quello che allora era un borgo di poveri contadini? La ragione è presto spiegata: lo si deve a un giovane nobile locale, Eustachio Licini che, folgorato dalle parole di Bernardino, entrò novizio nel Convento delle Grazie fondato a Bergamo dallo stesso santo. Licini, da buon francescano, abbandonò i suoi beni e li donò per la costruzione e l’ abbellimento della chiesetta di Lallio e ne volle l’ intitolazione a Bernardino. Così, grazie a quel cospicuo lascito, nel corso di due secoli tra quelle mura hanno lavorato numerosi artisti di buon livello e oggi possiamo ammirare alle pareti almeno cinque cicli di affreschi. Sono le Storie di santa Caterina d’ Alessandria e San Rocco, terminate nel 1532 da Gerolamo Colleoni nelle due cappelle laterali, e gli affreschi del presbiterio dello stesso autore; le Storie di san Bernardino di Cristoforo Baschenis il Vecchio, che firma verso la metà del Cinquecento anche i busti di Sibille e Profeti negli archi della navata; infine le Storie di Maria tratte dai Vangeli canonici e apocrifi, affrescate all’ inizio del Seicento nella controfacciata e nella prima campata da un autore di cui compaiono solo le misteriose iniziali (T.L). Merita poi una menzione l’ affresco più antico della chiesa, una tenera Madonna che allatta Gesù Bambino, opera del 1454, sull’ altare della cappella laterale di sinistra.

SACRO E PROFANO

Bottelli non ha avuto timore ad abbinare nel suo spettacolo “sacro e profano” e così i quadri della Vita di san Bernardino, dipinti 500 anni fa da Cristoforo Baschenis, vengono affiancati da argute caricature firmate da Emilio Giannelli, vignettista del Corriere della sera. «Gli affreschi di Lallio erano stati realizzati per farsi immediatamente comprendere dalla gente: rappresentavano situazioni, oggetti, attributi dei santi che erano familiari anche al popolo», spiega Bottelli. Insomma, erano un po’ come i fumetti di oggi. E così, alla scena di san Bernardino che risana una donna indemoniata, l’ autore dello spettacolo affianca la vignetta di Giannelli in cui Matteo Renzi esorcizza Angela Merkel posseduta dal rigore (dei conti).

Probabilmente san Bernardino non si sarebbe scandalizzato: «Lui diceva che nelle omelie bisogna parlare “chiarozzo chiarozzo” e non disdegnava l’ ironia», ricorda Bottelli. Del resto, Bernardino da Siena è stato un maestro di comunicazione ante litteram, capace di richiamare migliaia di persone alle sue predicazioni dove non ricorreva a preziose citazioni latine, incomprensibili ai più, ma a esempi tratti dalla vita quotidiana, dal lavoro dei contadini, dalle usanze popolari.

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