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Strada nella palude della sanità calabrese

Dopo la farsa dei tre commissari in due settimane, ora è la volta del fondatore di Emergency. Collaborerà a gestire nella gestione di un sistema commissariato da dieci anni, con ospedali e servizi al collasso, profondi rossi di bilancio, Asp sciolte per infiltrazioni malavitose, fuga di medici e pazienti. E ora la "zona rossa" senza piani di emergenza.


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Per la nomina del commissario alla sanità in Calabria, se non siamo alla farsa poco ci manca: in pochi giorni dopo la cacciata di Saverio Cotticelli (dimentico di redigere il piano anti-covid), dopo le dimissioni di Giuseppe  Zuccatelli, poco esperto di mascherine e ancor meno di dichiarazioni sulle stesse, è arrivato il “gran rifiuto” del terzo nominato, il rettore magnifico in uscita della Sapienza, Eugenio Gaudio, che solo poche ore dopo la comunicazione ufficiale del governo, s’ è ritirato per presunti motivi familiari. Evidentemente una poltrona che scotta quella del commissario calabrese, ma non può che essere così visto che stiamo parlando del sistema sanitario probabilmente più disastrato e  saccheggiato d’ Italia, e, oggi, in piena “zona rossa”.

E adesso? Ci sarebbe Gino Strada, fondatore di Emergency. Un nome di alto profilo, una garanzia dal punto di vista medico-sanitario-umanitario.  Ma farà il commissario? L’ interessato ieri sera ha negato. L’ unica cosa certa è che è stato siglato un accordo tra Emergency e Protezione Civile: "Oggi pomeriggio abbiamo definito un accordo di collaborazione tra Emergency e Protezione civile per contribuire concretamente a rispondere all’ emergenza sanitaria in Calabria", ha scritto sui social.

Di che si dovrebbe occupare nello specifico la ong e il suo fondatore? Della gestione di una serie  d’ ospedali da campo e dei triage nei nosocomi, a supporto della lotta al covid-19. Cosa importante certo, in questi mesi di pandemia galoppante, in una regione commissariata da 10 anni per malsanità,  senza uno straccio di piano per affrontare l’ emergenza, e che pare non esser riuscita ad aumentare che di pochi posti le terapie intensive nell’ intera estate scorsa, quando tutti sapevano che sarebbe arrivata la seconda ondata del virus.

Ma il problema della sanità calabrese non è principalmente questo, ma è, anzitutto,  l’ enorme buco finanziario accumulato in decenni di mala gestione, sprechi mostruosi e infiltrazioni della criminalità che ha portato anche allo scioglimento di alcune Asp. E il commissario dovrà occuparsi di far quadrare i conti del settore che mangia oltre la metà del bilancio regionale, e che non è capace di restituire un servizio degno di questo  nome ai suoi cittadini. La sola Asp di Reggio Calabria ha un debito di un miliardo.  Il monitoraggio interministeriale  dell’ ottobre scorso parla di ritardi  nei pagamenti  ai fornitori da parte delle aziende  del Servizio sanitario regionale saliti a 800 giorni, che significa due anni abbondanti. Nel frattempo negli ospedali mancano i medici e gli infermieri, mentre i pazienti calabresi si sottopongono da anni all’ emigrazione sanitaria in altre regioni (un paziente su sei va a curarsi al Nord), causando ulteriori disavanzi da centinaia di milioni alle casse regionali.

Insomma in Calabria serve un manager tosto che non si faccia mettere i piedi in testa da nessuno, capace di fare pulizia in un settore che ha bisogno di essere rivoltato come un calzino, e che necessita di  un’ iniezione di moralità, prima ancora che di efficienza.  Strada sarebbe il profilo giusto? Può essere. E’ un medico che ha costruito decine d’ ospedali  nelle regioni più sventurate del globo e che sa come muoversi in pericolosi e intricatissimi teatri di guerra. La Calabria in questo senso è disastrata  quasi come un Paese nel mezzo di un conflitto.  Ma il modo in cui è uscito il suo nome dalle stanze governative rischia di bruciarlo ancor prima di iniziare a lavorare.  “Non va bene per la Calabria. So le cose straordinarie che ha fatto in Africa, ma il problema in Calabria non sono gli ospedali da campo, ma le ruberie e l'acquisto dei materiali medici. C'è bisogno di un manager, non di un medico. E non c'è bisogno nemmeno di ospedali da campo come se fossimo in Afghanistan: in Calabria ci sono 18 ospedali chiusi, meglio riaprire quelli”, ha  commentato Nicola Gratteri, capo della Procura di Catanzaro, che, nel frattempo, ha avviato un’ indagine sulla sanità calabrese  in piena emergenza Covid.  

Basteranno i super-poteri del nuovo Superman-commissario ad acta (se non Strada, chi per lui) per salvare dal collasso la sanità calabrese? Speriamo solo di non rivedere il film già visto in questi ultimi dieci anni.

 

  

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