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Giovani, laureati e disoccupati

La percentuale degli under 35 senza lavoro esplode, il titolo di studio non dà impiego e la riforma Fornero ha peggiorato la situazione per il 65 per cento delle piccole imprese.


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Meno male che c'è papa Francesco a infondere fiducia ai giovani e a spronarli a combattere la tristezza e la rassegnazione. A fronte di un quadro cupo, come forse non lo è mai stato nella storia repubblicana del Paese, la politica sembra ancora una volta irretita nei suoi giochi e nelle sue liti, lontane anni luce dalla realtà.

La realtà dei giovani, ad esempio. La disoccupazione fra gli under trenta è ormai intorno al 35 per cento, toccando addirittura il 50 al Sud. E al giovane che non trova lavoro non si può nemmeno dire: studia, vedrai che le porte del mercato professionale si spalancheranno. Proprio oggi l'Istat ha fatto sapere che i senza lavoro con la laurea sotto i 35 anni erano, nel 2012, 200 mila, con un drammatico aumento dell'indice di disoccupazione nel segmento: più 28 per cento. Rispetto al 2008 il dato è spaventoso: il numero di "dottori" senza occupazione è salito del 43 per cento. Insomma, nemmeno il massimo titolo vale un impiego. Senza contare che, quando lo vale, garantisce guadagni molto bassi, come ricorda una indagine Almalaurea (e lo sanno bene i cosiddetti "cervelli in fuga" che vanno a giocarsi le loro carte, e le loro lauree e i loro master, fuori dai confini nazionali).

A rendere desolante la situazione è tuttavia l'assenza di questo tema dal calendario politico: vi risulta che questa sia una priorità dei partiti usciti dalle elezioni o che sia una delle questioni centrali di un accordo minimo di programma su cui le diverse forze politiche potrebbero convergere?

Il problema ha radici profonde e lontane - lo sappiamo bene - che nemmeno lo scorso Governo è riuscito ad affrontare. Ricordate la riforma Fornero, quella che, intervenendo sul mercato del lavoro, avrebbe dovuto semplificare l'ingresso di chi è alla ricerca del primo impiego? Sembra che le cose siano andate diversamente. Lo dicono, ancora una volta, i numeri: stiamo perdendo 1.641 posti di lavoro al giorno e persino i famosi contratti atipici (non a tempo indeterminato) sono diminuiti del 24 per cento.

Ben il 65 per cento degli iscritti a Confartigianato - stando a un sondaggio Ispo - ritiene che la riforma Fornero abbia avuto effetti negativi sull'occupazione e, cosa ancor più grave, su ciò che dovrebbe renderla possibile, cioè la crescita: "Le nostre rilevazioni", ha dichiarato il presidente della Confartigianato, Giorgio Merletti, "confermano quanto avevamo temuto e denunciato: la riforma Fornero ha frenato la propensione ad assumere e ad utilizzare contratti flessibili, ha aumentato il costo dell'apprendistato e dei contratti a tempo determinato, senza peraltro alcuna riduzione del costo del lavoro dei cosiddetti contratti standard. Inoltre la confusa formulazione delle norme su partite Iva e associazioni in partecipazione sta determinando un freno anche rispetto al lavoro autonomo genuino e, conseguentemente, al sistema produttivo. E ha ulteriormente complicato la normativa sul lavoro. Insomma, tutto il contrario rispetto a ciò che serve".

Una condanna senza appello che lascia i giovani senza prospettive: lavoro non ce n'è,  nemmeno laurearsi serve a ottenerlo, la politica ha altro a cui pensare. Questo Paese non ama i giovani.

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Giovani a un seminario sul mercato del lavoro (Ansa).
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