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Non dimentichiamo i bambini siriani

Prosegue la campagna dell'Unicef per le vittime del conflitto in Siria, tra le quali molti bimbi. Mancano cibo, acqua e beni di prima necessità. Appello alla generosità degli italiani.


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«Sotto le bombe che cadono in Siria ci sono anche i bambini», lo ricorda Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, il quale rinnova un appello alla solidarietà degli italiani perché non rimangano insensibili alla crisi umanitaria che colpisce la popolazione siriana. Dallo scorso gennaio, l'Unicef e le organizzazioni partner hanno raggiunto 250.000 persone con assistenza umanitaria, inclusi oltre 185.000 bambini e adolescenti. Soltanto a luglio sono state aiutate 94.000 persone, il 90% bambini. Per rispondere ai bisogni dei piccoli siriani l'Unicef sta operando in tutti i settori fondamentali: sanità, nutrizione, acqua, igiene, istruzione, protezione dell'infanzia e fornitura di generi di primo soccorso.

L'Unicef sta intervenendo anche in Giordania, Libano, Iraq e Turchia dove si sono rifugiate 129.927 persone. A fine luglio il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha deciso di stanziare 500 mila euro della Cooperazione italiana per finanziare il piano di emergenza dell’ Unicef. «In questo modo 2.500 tra bambini e adolescenti siriani, rifugiati in Libano, potranno essere inseriti nelle scuole pubbliche locali e usufruire dei programmi di assistenza psicologica per superare i traumi delle violenze nel loro Paese», ha dichiarato il presidente dell'Unicef Italia, Giacomo Guerrera.  


«Siamo molto preoccupati per l'escalation di violenze in Siria», dice Andrea Iacomini, «specie per i tanti bambini che non sono riusciti a fuggire verso i confini e sono rimasti all'interno di città come Damasco o Aleppo, vittime innocenti di un vero massacro a "porte chiuse". Mancano cibo, acqua e beni di prima necessità. Facciamo molto, ma  occorre fare di più. Siamo molto indietro con la raccolta fondi che l'Unicef ha fissato a 41 milioni di dollari».

E aggiunge: «Mi appello alla generosità sempre forte degli italiani perché non giudichino questa guerra solo una "proxy war", una guerra per procura, come l'ha definita giorni fa il Segretario generale dell’ Onu Ban Ki Moon ma vadano oltre, oltre l'idea di scontri geopolitici tra Stati o religioni, oltre l'idea di zone del mondo sempre in guerra tra loro e litigiose, perché in Siria migliaia di bambini stanno morendo o sono in difficoltà per colpe che non gli appartengono. Aiutateci senza pregiudizi».

Tutte le informazioni sui progetti dell’ Unicef per la Siria si trovano sul sito www.unicef.it. Si può aderire alla campagna su Facebook e anche su Twitter, utilizzando l'hashtag #anche io sto dalla parte dei bambini siriani.

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