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«Non ce la faccio più». Ecco chi chiede aiuto ai frati di Assisi

Persone che hanno perso il lavoro, piccolissime imprese e negozi che non riaprono più, gente che non riesce a pagare le bollette. La “pandemia sociale” vista dalle lettere che arrivano alla comunità francescana di Assisi. Padre Enzo Fortunato: «Ci sono persone che hanno ricevuto l’ aiuto di 600 euro dal governo e lo hanno donato a noi. Qui s’ incontrano la disperazione di molti e la carità degli italiani»


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Andrea (nome di fantasia) di Torino chiede «una parola di conforto» e aspetta la cassa integrazione «che lo stato italiano ci ha promesso dopo la quarantena ma che non è mai arrivata». Confessa di avere «strani pensieri per la testa. Non dormo la notte per la preoccupazione. Che possono pignorare la macchina o qualche altro bene che con il sudore ho comprato. Ho un bambino e non gli ho mai fatto mancare nulla in questo periodo amici e familiari mi hanno aiutato a fare la spesa ma non basta. È sempre più difficile fare la spesa». Luigi, lavoratore stagionale sulla Costiera Amalfitana, scrive di vergognarsi nel chiedere aiuto: «Ho una moglie afflitta da una malattia autoimmune che necessità di 200 euro di cure mensili e due bimbe di nove e due anni da mantenere. Mi ritroverò probabilmente senza alcun reddito fino ad aprile 2021». Angela, parrucchiera della provincia di Ancona, è in difficoltà dopo la chiusura di tre mesi del suo salone: «Ho quindicimila euro di debito, un marito malato di tumore e due figli, non ce la faccio più».

Maria, della provincia di Pescara, è terrorizzata dalle cartelle esattoriali: «In Tv hanno parlato di galera per chi non le paga. Non mi vergogno di essere povera perché la vivo con dignità e non ho mai chiesto nulla, se non un lavoro, ho fatto il massimo in questi anni passati, i pochi soldi guadagnati li ho dati tutti per far studiare le mie figlie». Nicola da Salerno contava sulla stagione estiva, azzoppata dalla pandemia, per guadagnare qualcosa e mettere su famiglia: «Sono anni che lavoro stagionalmente. Negli ultimi mesi, insieme alla mia fidanzata sognavamo un bambino, ora nemmeno quello. La prego, mi aiuti». Rita da Pisa scrive: «A mio marito domani scade il contratto e la cassa integrazione che spetta a me non è ancora arrivata. Non sono i sacrifici che mi spaventano ma stare nell'incertezza è brutto, solo aggrapparmi a Gesù mi dà la forza». Antonio, «sessantenne disoccupato invisibile», si paragona a un «lupo che esce dalla tana quando ha fame, anche io esco dalla mia tana della dignità perché ho fame di aiuto». Fa lavori saltuari «in nero dopo la perdita del lavoro dopo quasi trent’ anni in proprio, ho due figli uno all’ università e uno alle scuole superiori ma con le difficoltà di oggi non riesco più a fargli andare avanti negli studi».

Giovanni da Sulmona scrive di non poter «vivere con solo 298 euro al mese con due figli. Mi vergogno, ho paura». Francesco dalla Calabria: «Siamo rimasti con 6 euro sul conto e non riesco a pagare la bolletta della luce». Vergogna a chiedere, paura di non farcela, incubi notturni.

Sono gli italiani che la crisi della pandemia sta sbalzando fuori in massa dal treno della vita normale e che hanno scritto alla comunità francescana di Assisi per chiedere aiuto dopo aver visto in Tv, il 9 giugno scorso su Raiuno, la maratona di solidarietà Con il cuore – Nel nome di Francesco presentata da Carlo Conti e con ospite Gianni Morandi che i frati hanno dedicato quest’ anno proprio alle famiglie e alle piccole imprese colpite dalla pandemia.

Padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, volto noto in Tv, che ogni sabato mattina conduce la rubrica Tg1 Dialogo con Piero Damosso, è preoccupato ma al contempo sollevato: «Ci sono persone che hanno ricevuto l’ aiuto di 600 euro dal governo e lo hanno donato a noi. “Mi sento più avvantaggiato degli altri e voglio donare questi soldi a chi è più povero di me”, mi ha scritto una di queste persone. Sono circa una trentina finora. Mi hanno chiamato molti imprenditori italiani all’ estero per dare una mano. Un pastificio ha voluto l’ indirizzo delle famiglie per mandare loro la pasta per i prossimi mesi».

Padre Enzo, che ogni mattina sulla sua pagina Facebook saluta gli ascoltatori con alcune riflessioni nella rubrica #Buongiorno brava gente, è sicuro: «Raccontare la verità delle storie è più efficace di mille prediche e arriva alla coscienza delle persone. È stata la scelta che noi abbiamo voluto percorrere». Mentre parliamo una signora della provincia di Brindisi gli invia su WhatsApp due bollette che non riesce a pagare: «Faccio appello a Francesco Starace (amministratore delegato di Enel, ndr)», dice padre Enzo, «perché prima di staccare la luce rifletta bene. Non sono furbetti ma persone che non possono pagare».

«L'emergenza riguarda soprattutto giovani e piccole imprese»

L’ Italia che aiuta lenisce il dramma di quella che chiede aiuto: «Sono tre», riflette padre Enzo, «le sfaccettature di questa crisi: i giovani che hanno perso il lavoro stagionale, i padri, anche separati, che non riescono a mantenere i figli, le piccolissime imprese, dai ristoranti alle botteghe artigiane, con due o tre dipendenti, che rischiano di non riaprire più».

Padre Enzo sa che con l’ iniziativa “Nel nome di Francesco”, alla quale ha partecipato Gianni Morandi, è arrivato al cuore degli italiani: «Speriamo di arrivare a due milioni di euro». E racconta il dietro le quinte dell’ incontro con il cantautore: «Mi ha chiesto di accompagnarlo dal “padrone di casa” e ha pregato a lungo sulla tomba di San Francesco. Poi, dopo la serata, mi ha chiesto se Francesco può essere definito un “cantautore”. Gli ho risposto di sì perché ha composto anche il Cantico delle Creature. Solo che lui, all’ epoca, veniva chiamato giullare. E Morandi: “Lo sono un po’ anch’ io allora”».

Assisi, nell’ abbracciare i drammi di questo tempo difficile, è anche la capitale della speranza: il 10 ottobre sarà beatificato Carlo Acutis, l’ enfant prodige del web, morto nel 2006 a 15 anni di leucemia e che ha scelto di essere sepolto nel Santuario della Spogliazione: «Questo ragazzo ci dice il fascino che Francesco esercita sui giovani, assetati di vite autentiche. E siccome Carlo ripeteva sempre che “nasciamo originali e moriamo fotocopie” significa che dobbiamo vivere la comunicazione senza cadere nell’ omologazione. Quando incontro i giovani dico sempre che non sono bottiglie da riempire ma luci da accendere e ognuno ha la sua gradazione. Questo è l’ insegnamento di Carlo Acutis».

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