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Credere

Nicoletta Dentico: un mondo più giusto è possibile

Secondo l’ esperta di salute globale, Covid-19 ci pone davanti a un bivio: un mondo in cui pochi potranno curarsi o un sistema democratico di condivisione delle conoscenze (foto di Stefano Dal Pozzolo/Contrasto)


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GIUSTIZIA Alfabeto per il futuro - Parole per il futuro - 10a puntata

Con il tema “giustizia” prosegue la serie di articoli su parole chiave che, con gli occhi della fede, possono aiutarci a ripartire dopo la catastrofe del Coronavirus.

«Le pandemie cambiano la storia. Ma Covid-19 sta avendo un effetto ancora più dirompente. Dopo l’ attacco terroristico alle Torri Gemelle del 2001 e la crisi finanziaria del 2008, la guerra contro questo virus invisibile e così contagioso è il terzo evento sentinella di un sistema economico feroce, che ha prodotto rabbia, disuguaglianze, squilibri nella natura: esasperazioni patologiche che a un certo punto sono esplose». Nicoletta Dentico, 58 anni è un’ esperta di salute globale. Ha partecipato a grandi campagne di mobilitazione per la giustizia, come quella per la messa al bando delle mine anti-persona, che l’ ha vista in prima linea negli anni ‘90, da vicepresidente dell’ organizzazione Mani Tese. Nel 1999, da direttrice di Medici senza frontiere Italia, è stata fra le prime promotrici della Campagna per l’ accesso ai farmaci essenziali, che chiedeva il diritto alle cure per tutti. «In quegli anni eravamo in piena pandemia da Hiv», ricorda, «malattia che rese evidente per la prima volta un’ ingiustizia profonda legata al diritto alla salute. I farmaci erano disponibili sul mercato, potevano far vivere una vita dignitosa agli ammalati di Aids. Ma erano inaccessibili al 95 per cento dei pazienti a causa dei costi e dei brevetti detenuti dalle case farmaceutiche. C’ era un totale divario fra la disponibilità dello strumento medico e le persone per le quali era stato pensato, sviluppato e prodotto. Scoprire che il profitto, tramite i brevetti e la proprietà intellettuale, veniva prima del diritto alla salute, mi cambiò per sempre la vita. Venivo dalla campagna contro le armi, e compresi che c’ era una guerra molto più subdola, perché meno raccontata, e perché faceva molti più morti». Oggi Nicoletta Dentico vive a Roma, con il marito e tre figli, ed è a capo del programma di salute globale della Society for International Development (Sid), un’ organizzazione internazionale che si occupa di giustizia in quattro diversi ambiti, sempre più intrecciati fra loro: cibo, salute, energia e finanza. «Il Covid-19, oggi, ripropone molte questioni che si sono scoperchiate con l’ epidemia di Hiv-Aids», afferma. «In quel caso il farmaco c’ era ma non era accessibile. Oggi siamo nel mezzo di una pandemia e il farmaco o il vaccino non ci sono per nessuno. Ma quando lo avremo, a chi andrà questo prodotto?». Il dopo-Covid 19 apre due scenari possibili: un mondo di “sommersi e salvati” in cui ci sarà chi potrà permettersi le cure e chi no, oppure un sistema democratico basato sulla condivisione della conoscenza e della scienza, in cui il diritto alla salute sarà garantito per tutti. «Quella per l’ accessibilità dei farmaci anti-Aids è stata “una buona battaglia”, per usare le parole di san Paolo», afferma Dentico. «È stata combattuta con azioni legali, sentenze delle corti supreme, interventi di presidenti della Repubblica. C’ era una tensione altissima che ha creato le condizioni per ottenere una maggiore giustizia: i prezzi dei farmaci furono abbassati e i governi stipularono convenzioni con le aziende farmaceutiche». «Ma le regole del gioco non sono cambiate», prosegue Dentico, «ancora oggi sono quelle dell’ Organizzazione mondiale del commercio a fare da padrone, anche quando si tratta di un bene primario come la salute. E questo in nome del libero mercato, anche se, in realtà, i monopoli sono l’ esatto opposto di un mercato davvero libero». Oggi, in quanto a monopoli, il mondo non sta meglio. 

Una salute unica per tutti

«Ci troviamo in un sistema di disuguaglianza come non si è mai visto prima, con accumuli di potere economico, finanziario e politico nelle mani di pochi», afferma Dentico. «In più, oggi le grandi élite sono globali, cosa che non si è mai vista nella storia. Questo virus ha confermato in modo dirompente quello che dice papa Francesco nell’ enciclica Laudato si’ : la giustizia economica, quella ambientale, e quella sociale sono strettamente legate, e i diritti del pianeta sono tutt’ uno con il diritto delle persone, perché c’ è una salute unica per tutti. Un’ intuizione che non è solo di un’ attualità potente, ma che chiede di diventare realtà». Come trovare, quindi, una nuova strada? «Nella fase più dura della lotta al Covid-19 abbiamo visto emergere risorse straordinarie», risponde Dentico. «Per esempio il personale sanitario, che ha lottato per salvare vite umane, non lo ha fatto ispirato dalla competizione del mercato, o dall’ idea di produttività. Ha messo al primo posto la deontologia professionale e la solidarietà, esercitando la compassione nei confronti di persone che in ospedale vivevano una solitudine tremenda e rivalutando, così, una professione dedicata all’ utilità pubblica. Se solo non rimuoviamo quello che è successo, possiamo ripartire da qui». Ma credere in un mondo più giusto non è un po’ come lottare contro i mulini a vento? «Da adolescente, quando cominciai a seguire da volontaria le attività di Mani Tese, ho avuto la fortuna di conoscere persone come don Hélder Camara, che piuttosto che parlare di giustizia la facevano, la pagavano in prima persona. Poi ho capito che la giustizia non è solo un anelito personale. La si fa con la politica e il buon governo, attraverso misure di ripartizione delle ricchezze e pari opportunità, che erodono alla radice i presupposti della disuguaglianza. Per questo vale la pena di lottare, sapendo, però, che la giustizia piena non è nelle nostre mani. Da credente inquieta amo molto il Magnificat, la preghiera di Maria quando va, incinta, in visita da Elisabetta. Questo brano ci dice che ci sarà una giustizia escatologica, che “Dio rovescerà i potenti dai troni”. È dentro questo destino ultimo che siamo chiamati a fare la nostra parte».

Chi è

Età 58 anni

Professione Esperta di salute globale per organismi internazionali

Famiglia Sposata con tre figli

Fede Cattolica

Esponente della società civile

Nicoletta Dentico, 58 anni, nata a Verona, è giornalista ed esperta di salute gobale. È conosciuta a livello internazionale come una delle voci più rappresentative della società civile italiana. Ha cominciato il suo percorso di fede e di impegno per la giustizia nell’ organizzazione non profit Mani Tese. Negli anni ‘90 è stata coordinatrice nazionale di 40 organizzazioni italiane impegnate nella Campagna internazionale per la messa al bando delle mine. All’ inizio degli anni 2000 è stata direttrice di Medici senza frontiere Italia e promotrice della Campagna internazionale per l’ accesso ai farmaci essenziali. Oggi è a capo del programma di salute globale della Society for International Development, organizzazione internazionale che di occupa di giustizia in quattro ambiti: cibo, salute, energia e finanza.

Giustizia - I preferiti di Nicoletta Dentico

BIBBIA

Luca 1, 46-55: il Magnificat, il cantico in cui Maria, in visita da Elisabetta, ringrazia Dio per aver liberato il suo popolo. Romani 8,19-25: «Tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto». Entrambi i passaggi ci parlano di una giustizia escatologica, la cui realizzazione piena è disegno di Dio.

ARTE

L’ Allegoria del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti (Siena, Palazzo civico). «Perché esprime l’ idea della giustizia come buon governo».

LIBRO

Contro i nuovi tiranni di John Berger (Neri Pozza). «Una vera enciclopedia della giustizia, dell’ amore, della vita, della generatività. Commovente».

FILM

The Help, diretto da Tate Taylor, riguarda la situazione delle donne nere che nell’ America degli anni ‘60 facevano le governanti nelle case e la lotta per la parità di diritti. We Want Sex, diretto da Nigel Cole, racconta la storia vera di un’ azienda automobilistica dove le donne hanno ingaggiato una battaglia per la parità di salario.

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