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Natuzza, la visione continua

Il 14 novembre, a poco più di un anno dalla scomparsa, i fedeli di Natuzza Evolo si ritrovano per proseguirne le opere.


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Anche se «mamma Natuzza» è morta poco più di un anno fa, il 1° novembre 2009, i suoi figli spirituali continuano a portare avanti la Fondazione da lei avviata, intitolata al «Cuore immacolato di Maria rifugio delle anime». E domenica prossima, 14 novembre, saranno come di consueto diverse migliaia i devoti che prenderanno parte alla processione e alla celebrazione eucaristica nel 17° anniversario dell'arrivo dell'immagine della Madonna venerata nella cappella di Paravati.

Natuzza Evolo nacque in questo piccolo centro calabrese, oggi in provincia di Vibo Valentia, il 23 agosto 1924, e sin dall'adolescenza ebbe visioni dell'aldilà, diventando testimone di visioni e di colloqui con le anime dei defunti, oltre che con la Vergine e con Gesù. Nel corso degli anni cominciò a sperimentare ulteriori doni mistici, rivivendo in ogni Venerdì Santo la passione del Signore e ricevendo sulla propria carne le stimmate dei chiodi. Le croste delle stimmate hanno spesso mostrato immagini di ostie e di volti di Gesù, mentre il sangue uscito dalle ferite componeva delle scritte e dei disegni sacri sulle lenzuola. Anche le sue bilocazioni e la capacità di preveggenza sono state testimoniate da innumerevoli persone.

Sposa e madre di cinque figli, ha sempre proseguito in silenzio e umiltà la sua missione, in stretta obbedienza ai vescovi che si sono succeduti nella diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea. «Io sono soltanto un verme della terra», ripeteva a chiunque, spiegando che tutto ciò che faceva era soltanto per dare compimento al desiderio che la Madonna le aveva manifestato in una visione del 1986.

Il progetto si chiama «La villa della gioia», composta dalla grande chiesa a forma di cuore aperto e da alcune strutture di carattere socio-assistenziale: la Casa-alloggio per anziani «Mons. Pasquale Colloca», il Centro servizi alla persona «San Francesco di Paola», la Casa di accoglienza «Ospiti della speranza» per malati terminali e il «Villaggio del conforto» per ospitarne i familiari.

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Natuzza Evolo.
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