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Morire, in bicicletta, a 12 anni

La tragedia del ragazzino ucciso a Milano. Vittima dell'incuria e della maleducazione. Il popolo della Rete, dei social network, i lettori dei giornali on line urlano il loro sdegno.


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Giacomo, 12 anni, sabato sera percorreva via Solari, a Milano, in bicicletta. Un percorso che avrà fatto tante altre volte ma quella sera la distrazione, la pioggia, la maleducazione, la scarsa cura per la viabilità di una città come Milano, il non rispetto delle regole e l'incapacità di farle rispettare e chissà quante altre variabili lo hanno ucciso.

Si tratta di una tragedia che in queste ore ha colpito i milanesi di ogni età.

Quanti genitori sono corsi a ribadire ai figli di stare attenti quando girano per la città, quanti hanno inveito contro l'automobilista che sembra aver causato la tragedia, quanti hanno pensato che un bambino di quell'età, comunque, non dovrebbe girare per strade così pericolose, quanti ancora hanno pianto alla sola conoscenza di questa tragedia o immedesimandosi con lo strazio della sua mamma.

Una cosa è certa: la morte di Giacomo non lascia indifferente nessuno.

Una miriade di pensieri si sovrappongono in queste ore in cui i suoi genitori stanno vivendo il peggior incubo che un essere umano possa pensare di affrontare. Numerosi, tra cui il sindaco Pisapia e il vicesindaco Maria Grazia Guida, coloro che hanno partecipato alla veglia di preghiera che si è tenuta a Santa Maria del Rosario, la parrocchia di Giacomo. Numerosi, anche, i dibattiti che si sono scatenati. Commenti e scambi di opinioni sui quotidiani e animate discussioni su quella che è attualmente la principale arena di dialogo e scontro: il web.

E così il vivace popolo della Rete, dei social network, i lettori dei giornali on line urlano il loro sdegno: contro una morte ingiusta e innaturale, contro una giunta Moratti che non ha mai incentivato l'uso della bici in città, contro una giunta Pisapia che ha promesso il contrario ma non ha ancora fatto assolutamente nulla, contro gli automobilisti che non rispettano le regole più banali, contro i ciclisti incoscenti che affrontano pericoli inauditi, contro i vigili che chiudono troppi occhi di fronte alla infrazioni.

Tutte parole e prese di posizioni più che giuste che, speriamo, possano servire a migliorare la coscienza civile delle persone ma, che, prima di tutto, non distolgano il pensiero dalla pietà per la morte di un bambino di 12 anni e dall'importanza, ora, di stare vicino alla sua famiglia.

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