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Monsignor Giuseppe Cognata, dalla calunnia agli altari

Papa Francesco recentemente ha dato il suo assenso all'apertura del processo di beatificazione e canonizzazione di monsignor Giuseppe Cognata S.D.B. (1885–1972), vescovo di Bova (Reggio Calabria) dal 1933 al 1940, fondatore delle Salesiane Oblate del Sacro Cuore


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Vittima di false accuse di abusi oggi viene riabilitato. E’ il caso del vescovo Giuseppe Cognata, morto il 22 luglio del 1972 a Pellaro (Rc) dove aveva avuto inizio l'attività missionaria dell’ Istituto delle Suore Salesiane Oblate del Sacro Cuore. Il 12 dicembre il vescovo di Tivoli, monsignor Mauro Parmeggiani, presso il Santuario di N.S. di Fatima, a San Vittorino Romano (RM), costituirà il tribunale ecclesiastico e aprirà ufficialmente il Processo Diocesano di beatificazione e canonizzazione.

Nato ad Agrigento nel 1875 il presule venne ordinato sacerdote nel 1909 ad Acireale. Svolge la sua missione in Sicilia a Bronte, nel Veneto a Este, nelle Marche a Macerata. La Prima Guerra Mondiale lo vede soldato a Palermo, Trapani, Padova. Nel 1933 Pio XI lo nomina vescovo di Bova. Riceve l’ ordinazione episcopale nella basilica del Sacro Cuore a Roma, dal card. Augusto Hlond, Primate di Polonia, oggi venerabile.

“La vita di Mons. Cognata parla ancora al nostro cuore di uomini e di cristiani. Ha da comunicare qualcosa di molto grande a questa nostra terra di Calabria, così martoriata da lotte sociali di ogni genere”, ha scritto Vito Cesareo, uno dei biografi del presule, nel volume testimonianza dal titolo Giuseppe Cognata S.D.B. Un vescovo dei nostri tempi tra oblazione e santità. Nella prefazione di questo stesso volume, l’ arcivescovo emerito di Catanzaro-Squillace, monsignor Antonio Cantisani, evidenzia come “viene spontaneo parlare di santità da proporre come modello noon solo ai pastori ma a quanti, battezzati in Cristo, sanno che si tratta di una vocazione universale”.

Molto intenso il suo magistero a fianco delle famiglie più povere e disagiate in una diocesi, quella di Bova, piccola e tra le più povere d’ Italia. Una vita travagliata, quella del presule: nel 1939 viene accusato di molestie da tre suore della sua congregazione e processato dalla Congregazione del Sant'Uffizio che lo priva della dignità episcopale e del ruolo di superiore della Congregazione delle salesiane Oblate. Viene accolto nelle case salesiane di Trento e Rovereto fino al 1952 e poi in quella di Castello di Godego (Treviso) fino al 1972. Nella Pasqua del 1962 papa Giovanni XXIII lo reintegra nell’ Episcopato e il 6 agosto dell’ anno successivo viene nominato Vescovo titolare di Farsalo e partecipa per volontà di papa Paolo VI alla terza e alla quarta sessione del Concilio Vaticano II. Visse fino a questo momento nel silenzio. In un articolo per il quotidiano calabrese “Gazzetta del Sud” lo storico e sacerdote mons. Antonino Denisi ricorda che Paolo VI ha nominato mons. Cognata vescovo titolare di Farsalo, in “un'udienza privata concessa al prelato”. E con questo titolo, ricorda Denisi, richiamandosi al carteggio del vescovo Cognata con l’ arcivescovo Montalbetti che continuò la sua opera missionaria a Bova dopo di lui, partecipa al Concilio e ricorda il commovente incontro nella basilica di San Pietro tra mons. Cognata e mons. Sorrentino  che partecipò all’ assise conciliare come vescovo di Bova. “Mons. Cognata – aggiunge - offrì il silenzio al Sant’ Uffizio per ottenere la conversione del padre cosa che avvenne puntualmente sul letto di morte”.

 “Nonostante questo tempo di grave difficoltà il Signore ci ha fatto dono di una grazia particolare”, ha detto l’ arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, Giuseppe Fiorini Morosini: un atto che “segna una svolta significativa per il riconoscimento della santità di mons. Cognata, non solo perché inizia la causa di beatificazione, ma anche perché pone fine al discredito e alle calunnie subite dal presule”. Questa notizia è “prima di tutto una dichiarazione di innocenza di Cognata”. Ed inoltre “nella missiva della Santa Sede, viene riconosciuto al presule il titolo di vescovo di Bova, e non più quello di vescovo titolare di Farsalo, che gli era stato assegnato da Paolo VI quando lo riammise nel collegio episcopale”. “La verità ha trionfato” dice la superiore generale Sr. Graziella Maria Benghini spiegando che si tratta di una “notizia che attendevamo da tanti anni e non possiamo tacere l’ emozione e l’ esultanza”. Una notizia che “risuona alle nostre orecchie di figlie spirituali come l’ annuncio di Pasqua e di risurrezione”. Le religiose ma anche gli storici che si sono occupati di lui e del suo magistero ricordano il suo impegno non solo a fianco delle famiglie più povere e disagiate di questo territorio ma anche a servizio delle parrocchie: era cosciente – come scrisse lo storico Pietro Borzomati – di essere il vescovo della più povera, disagiata, difficile delle diocesi calabresi e dell’ Italia. Scelse come motto episcopale “Caritas Christi urget nos” e nel suo primo discorso alla diocesi raccomanda “col cuore del beato don Bosco” a “quanti possono cooperare, l’ opera santa dell’ insegnamento religioso e degli oratori festivi”. “Quanto bene morale don Bosco ha assicurato alle famiglie e alla società – ha scritto nella prima lettera pastorale alla Diocesi – con la provvidenziale istituzione degli oratori festivi. Se si vuol fare un regalo gradito, anzi il regalo più gradito al vescovo salesiano, si istituiscano oratori in ogni parrocchia, si cooperi per il loro sviluppo con sussidi finanziari e morali a bene della gioventù”. Una dura realtà quella della diocesi calabrese; ma lui non si scoraggiò e dopo aver chiesto l’ aiuto di alcune congregazioni religiose ne fonda una con l’ indole missionaria e dedita  alla evangelizzazione e promozione umana dei più poveri Le sue spoglie oggi riposano nella casa generalizia delle Suore Salesiane Oblate del Sacro Cuore a Tivoli (RM), dove l’ evento di restituita giustizia e verità da parte del Santo Padre Papa Francesco è vissuto con gioia e gratitudine dalla Congregazione e dove Mons. Cognata viene ricordato anche come  testimone singolare della forza del perdono e della riconciliazione. Mons Cognata – ha detto il postulatore generale dei salesiani, padre Pierluigi Cameroni durante una liturgia eucaristica presieduta dal Rettore Maggiore dei salesiani, Ángel Fernández Artime - è “uno dei discepoli del Signore che è stato perseguitato per aver vissuto i propri impegni con Dio e con gli altri, entrando in un combattimento con un mondo fatto di ambizioni di potere e interessi mondani. Il calvario generato da calunnie e falsità che ha percorso è stato per lui, per la Congregazione da lui fondata, per la nostra Congregazione salesiana e per la Chiesa fonte di maturazione e di santificazione”.

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