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Molto più di un Doposcuola

Presentata una ricerca sulla sussidiarietà scolastica nelle parrocchie della Diocesi di Milano: è merito della Caritas Ambrosiana


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La chiamano sussidiarietà dal basso: sono i volontari delle parrocchie che da decenni accompagnano i ragazzi con difficoltà scolastiche sostituendosi di fatto a un sistema che non c'è. Ancora una volta, accentuata dalla crisi, la società civile si fa carico della crescita culturale e sociale dei ragazzi che per innumerevoli motivi non trovano nell'istituzione scolastica i supporti formativi adeguati. Il fatto che in Italia il diritto all'istruzione dai 6 ai 16 anni sia garantito da un'apposita norma costituzionale, l'articolo 34, non significa che abbia necessariamente un riscontro oggettivo nella realtà: e infatti, puntualmente, in base ai dati diffusi dallo stesso Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, siamo tra i fanalini di coda nell'Unione europea per i tassi di abbandono degli studi post obbligo e di manca acquisizione di un titolo di studio secondario. Se la media europea, infatti, si attesta intorno al 12,8%, nel 2012 in Italia il 17,6% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni ha conseguito al massimo la licenza media senza portare a termine un corso di formazione professionale riconosciuto dalla Regione di durata superiore ai 2 anni. A ricarare la dose, nei mesi scorsi, ci h pensa anche l'Ocse che ha inserito l'Italia in fondo alla "classifica" nelle competenze alfabetiche, frutto anche di una sciagurata politica degli investimenti che ha visto il nostro Paese non destinare mai più del 9% della spesa all'istruzione (la media europea è 13%). 

In questa cornice si inseriscono i cari vecchi doposcuola, intramontabile nella loro efficacia ma abilissimi ad adattarsi, percepire e registrare il mutamento di circostanze e "utenza": uno spazio di normalità in grado di offrire un supporto extrascolastico a 360 gradi. Molto interessante il profilo di chi vi si rivolge: non più soltanto studenti che faticano ad apprendere ma anche altri coetanei che non sembrano incontrare particolari attenzioni; tante le famiglie transitoriamente o più "cronicamente" fragili che vedono in questo servizio un'opportunità in più per i propri figli. L'inclusione sociale, per alcuni, passa anche da qui evitando che diventino luoghi ghetto. I dati ci dicono che tra le varie iniziative proposte dagli oratori, il 41% frequenta la catechesi, il 31% partecipa ad attività ricreative e il 21% è inserito in un società sportive. 

«Un minore in difficoltà a scuola - si legge nel rapporto - inserito in una famiglia che per varie ragioni non è in grado di sostenerlo nel percorso di apprendimento in modo sufficientemente adeguato è un minore maggiormente a rischio d'insuccesso». Addirittura il 47% del campione di genitori intervistati dichiara di aver vissuto nell'ultimo anno situazioni di grave difficoltà e un quarto si è rivolto a un centro d'ascolto Caritas. Problemi economici, soprattutto, e di lavoro, ma anche collegati a problemi di salute e gestione familiare ad ampio raggio. Quello che emerge con assoluta chiarezza è il fatto che i minori da "tutelare" maggiormente nel diritto allo studio non sono più unicamente quelli che vivono in ambienti poveri dal punto di vista socio culturale ma anche quelli inseriti in famiglie che, per eventi spesso improvvisi, non hanno alternative: nella scala delle priorità, l'accompagnamento all'apprendimento, non occupa un ruolo fondamentale. Magari con dispiacere, ma è così: il 46,6% dei genitori ha affermato di non riuscire a seguire i figli, di non essere in grado di aiutarli nell'affrontare le difficoltà scolastiche.

Sono molteplici gli spunti offerti dalla ricerca. E tanti gli interrogativi in cerca di risposte. Perché «se è doveroso chiedere ai genitori attenzione e collaborazione nel sostenere il percorso formativo dei figli, crediamo sia rischioso delegare a famiglie con risorse e competenze così eterogenee il compito di concorrere attivamente all'istruzione dei ragazzi». E ancora: «È necessario ribadire oggi la centralità della scuola e del tempo speso a scuola come spazio in cui nessuno sia escluso, in cui tutti possano apprendere a prescindere dalle differenti risorse personali e, ancor più, familiari. I servizi extrascolastici quali il Doposcuola possono sicuramente - e in parte desiderano - dare il proprio contributo per sostenere incertezze e fragilità, ma non devono sentirsi caricati di una delega formativa da parte della scuola quando la scuola fatica o fallisce».

«La relazione tra scuola, Doposcuola, famiglie e servizi del territorio è sicuramente un fattore di successo per la riuscita di percorsi di promozione e accompagnamento al successo formativo. I bisogni incontrati dai Doposcuola possono trovare risposte adeguate solamente all'interno di una cornice di collaborazione tra i diversi soggetti chiamati o intenzionati a sostenere i ragazzi nel percorso di crescita. La complessità e la criticità di alcuni percorsi individuali chiede che questa collaborazione non sia affidata alla sola buona volontà ma preveda pratiche stabili di coprogettazione che definiscano obiettivi comuni da perseguire ciascuno per il mandato e le competenze che possiede... Uno strumento utile in questa direzione è la formazione che, soprattutto, se realizzata in modo congiunto tra le diverse agenzie educative, concorre alla creazione di un unico linguaggio educativo sicuramente più efficace».

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