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La favola di Mohsen, dall'inferno siriano al calcio spagnolo

Osama Abdul Mohsen è il profugo siriano caduto a terra con suo figlio Zaid a causa dello sgambetto di una videoreporter ungherese. In Siria Mohsen era un allenatore di calcio. La sua storia ha fatto il giro del mondo. E ora l'uomo si è trasferito in Spagna, dove ha ricevuto la proposta di lavorare come allenatore.


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Una scena vergognosa, che ha indignato il mondo. Ce l'abbiamo ancora davanti gli occhi: al confine ungherese, un uomo siriano, con in braccio suo figlio di 7 anni, corre verso i campi per scappare dagli agenti di polizia ed entrare in Ungheria. Una donna, Petra Laszlo, videoreporter ungherese, allunga la gamba con una prontezza spietata, gli fa lo sgambetto. Lui rotola rovinosamente a terra, finendo sopra il bambino. Si rialza, si guarda indietro, urla, riprende in braccio suo figlio in lacrime. Uno sgambetto a chi ha già preso pugni in faccia nel proprio Paese. Un accanimento vile contro persone vulnerabili, indifese.

Petra Laszlo è stata licenziata dalla Tv per la quale lavorava in Ungheria. Ha tentato di giustificarsi chiamando in causa la paura. Quell'uomo siriano, Osama Abdul Mohsen, si è risollevato. Il suo dramma si è trasformato in un'opportunità per voltare pagina e cominciare una nuova vita. In Siria, Mohsen era un tecnico di calcio, aveva allenato la squadra Al-Fotuwa, nella prima serie, due volte vincitrice del campionato nazionale negli anni Novanta. Nel suo Paese ha subìto la tortura da parte del regime di Assad. Quando poi la minaccia dell'Isis è diventata incombente, è scappato dalla Siria, con il progetto di raggiungere la Germania, Monaco di Baviera, e ricongiungersi con un altro dei suoi figli, Mohammed al Ghadabe, 18 anni, emigrato già tempo prima.

Invece, uno sgambetto ha deviato il suo percorso: il presidente del Centro nazionale di formazione degli allenatori spagnoli (Cenafe) Miguel Ángel Galán è rimasto colpito dalla sua storia, è entrato in contatto con lui attraverso un allievo del Centro che parla arabo, e gli ha proposto di trasferirsi in Spagna, dove lui si impegnerà a trovargli un posto di allenatore in una squadra.

Mohsen, che si trovava già a Monaco, ha accettato subito. Con i figli ha lasciato la Germania. Vivrà a Getafe, città di circa 170mila abitanti vicino a Madrid, forse potrà allenare la squadra locale, che gioca nella Liga. Galán si sta impegnando per far arrivare anche il resto della famiglia, la moglie e gli altri due figli, che ora si trovano a Mersin, in Turchia. Il piccolo Zaid, il figlio di 7 anni, potrebbe trovare un posto di allievo nella scuola calcio. E chissà, magari un giorno coronare il suo sogno: diventare calciatore professionista.  

(nella foto Reuters: Osama Abdul Mohsen e il figlio più piccolo Zaid accolti alla stazione di Atocha a Madrid)

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