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Missioni, morto padre Bossi

Aveva 62 anni. Da oltre un anno gli era stato diagnosticato un tumore ai polmoni. Per la sua statura era chiamato il gigante buono. Nel 2007 era stato rapito nelle Filippine.


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Alla fine il “gigante buono” si è arreso. Nella notte tra sabato 22 e domenica 23 settembre, padre Giancarlo Bossi, il missionario del Pime rapito nel 2007 nell’ isola di Mindanao (Filippine) è morto nella clinica Humanitas di Rozzano sul Naviglio (Milano), a causa di un tumore ai polmoni. Da tempo lottava contro la malattia, che lo aveva costretto a un soggiorno prolungato in Italia, lontano dalle sue amate Filippine.


Padre Giancarlo era chiamato dagli amici "gigante buono" per la sua notevole statura e la figura imponente (in gioventù aveva anche giocato a basket). Il suo rapimento – ad opera di un commando di estremisti musulmani il 10 giugno 2007 – lo aveva reso noto in Italia e nel mondo. All’ indomani del sequestro, infatti, si erano elevate preghiere nonché presentate interrogazioni ai governi per la sua liberazione. Anche Benedetto XVI aveva fatto un appello ai rapitori e pregato per il missionario del Pime. La liberazione di padre Bossi, avvenuta grazie anche alla collaborazione dei Governi italiano e filippino, era avvenuta il 19 luglio dello stesso anno. Alla vigilia di Ferragosto aveva fatto rientro in Italia per essere abbracciato dai familiari e dagli amici.

Nel settembre dello stesso anno aveva portato la sua testimonianza a un raduno dei giovani italiani col Papa a Loreto. Parlando di quei 40 giorni trascorsi insieme ai suoi rapitori - musulmani fuoriusciti dal Milf (Moro Islamic Liberation Front) – aveva speso parole di pace, spiegando di essere stato trattato bene e di aver pregato per loro. «Durante i 40 giorni del mio deserto nella foresta - dice davanti a 300mila giovani -  mi sono sentito rinnovare. La mia preghiera è diventata più essenziale e forte. La mia disponibilità a Dio più incisiva. Nelle difficoltà con forza si sperimenta la tenerezza di Dio».

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