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«Mio marito, grave sull'ambulanza, e i tre angeli che l'hanno aiutato»

Una corsa al Pronto soccorso su un mezzo guidato da tre donne. Col loro sorriso hanno incoraggiato il malato e sua moglie che le ringrazia. Il commento dei coniugi Gillini.


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Corsa all’ ospedale per mio marito con gravi e dolorose metastasi. Arriva l’ ambulanza della Croce Rossa di Lecco: si presentano tre donne, efficienti, sorridenti, pazienti. Sono riuscite non solo a guidare sicure, ma a sollevare lo spirito di mio marito e a far star bene anche me, con tenerezza. Ho i loro nomi nel cuore: Marilena, Rossana, Giulia. Posso sorprendermi?

MARICA

— Sì, cara Monica, puoi sorprenderti e sorprendere anche noi: queste buone notizie sanno di anticipo pasquale, allargano l’ anima, ti fanno “riposare”, là dove il riposo non è semplicemente il rifarsi da una fatica, ma la pace, lo shalom, la gioia intima, dove sembrerebbe impossibile. Ma andiamo con ordine: tu partecipi alla sofferenza di tuo marito, segnato da un cancro aggressivo; per accompagnarlo all’ ospedale per l’ inizio della chemioterapia vuoi solo l’ efficienza di un’ autoambulanza. Spuntano tre donne, vestite con le tute della Croce Rossa, tu cerchi con lo sguardo un uomo, almeno alla guida. Sei un po’ interdetta: come faranno? Ma loro sono serene ed efficienti, agiscono come “un sol uomo”, nel senso che si sincronizzano, meravigliosamente; i loro gesti sono coesi, da molto, molto tempo collaudati. In ambulanza una crocerossina guida e le altre due si prendono cura degli “ospiti”, nel tragitto si aggiornano sul tipo di male che ha colpito il “barellato” con sicuro rispetto, con delicatezza; ma si occupano anche della moglie, tesissima. Sorrisi, battute sapienti, piccoli incoraggiamenti. La sosta in ospedale è lunga: dall’ alba fino alle undici! Ma loro non si spazientiscono: hanno il dono di stare vicino alla barella quando si profila uno spostamento di piano e di allontanarsi discretamente perché nelle lunghe attese moglie e marito possano parlarsi. Che dire, cara Marica? Abbiamo avuto tutti una bella “lezione” sulla relazione di aiuto: l’ aiutato, in qualunque situazione, non si aspetta solo l’ aiuto tecnico (e ben venga!), non si aspetta solo l’ efficienza e la competenza, ma anche di essere “visto” nei suoi specifici bisogni come persona, unica, davanti a chi offre l’ aiuto. In fondo, essere “guardati” come un bene prezioso e non semplicemente come “aiutati” restituisce umanità a tutti: aiutanti e aiutati. Una vera “posta del cuore” di cui ci hai resi partecipi. Grazie!

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