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Mio figlio tutto youtube, social e videogiochi. Rumori che non fanno pensare


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Vedo mio figlio preadolescente fare tutto di corsa. Nelle orecchie ha sempre le cuffiette con cui ascolta quasi esclusivamente musica rap. Un fiume di parole, spesso volgari, lontane anni luce dal mio modo di intendere la vita. Intorno a lui c’ è sempre qualcosa di acceso, che riempie il vuoto: i videogiochi, i social network, YouTube. Mai calma e mai silenzio, mai tempo per la riflessione e per pensare. Sembra che tutto debba avvenire nello spazio che sta fuori di noi. E mi interrogo su cosa sarà della crescita interiore, della spiritualità, delle cose cui oggi nessuno dà importanza ma sulle quali, secondo me, si fonda la vera felicità di noi esseri umani.

IRIS

— Cara mamma Iris, grazie per gli spunti di riflessione che condividi con noi. Mi ritrovo completamente nei tuoi dubbi e nei tuoi pensieri. Dubbi che mi sono stati fortemente sollecitati anche dalla lettura di Il bisogno di pensare di V. Mancuso (Garzanti), che invita a rimettere la forza del pensiero al centro della vita, spesso dominata da un bisogno di agire impulsivo e irrazionale. Ritengo che sia fondamentale che noi adulti ci reimpossessiamo di uno spazio e di un tempo che non sono già riempiti, che non sono già pensati da altri, all’ interno dei quali mettere in gioco la parte di noi che va alla ricerca dell’ essenza e del mistero che regola le nostre vite. Significa presidiare lo spazio del pensiero e dello spirito e comporta la capacità di guardarsi dentro, per imparare a poggiare uno sguardo nuovo e complesso su ciò che sta fuori di noi. I nostri figli hanno un disperato bisogno di interiorità, di imparare a riflettere e produrre pensiero, anche pensiero critico, sul mondo che li circonda e che tende a saturarli di stimoli e di immagini, di eccitazione e di sensazioni senza mai aiutarli invece a costruire i significati e a dare senso a ciò da cui la loro vita è invasa. Il fatto che siamo sempre immersi in suoni, rumori, esperienze digitali e che tutto sia così accelerato da succedere ancora prima di riuscire a pensare ciò che realmente desideriamo che accada, rappresenta un ostacolo non indifferente nel coltivare la nostra interiorità. Io mi faccio aiutare dai libri, che danno accesso a suggestioni su cui medito, rifletto ed elaboro un mio pensiero personale, che viene nutrito e arricchito dagli autori con cui mi confronto nella lettura. Oltre a quello di Mancuso, consiglio a te e ai lettori, di leggere La cura del silenzio di K. Tannier (Sperling & Kupfer), che insegna perché imparare a fare un po’ di silenzio ogni giorno può trasformare le nostre vite, e La società dei Selfie di Di Gregorio (Franco Angeli) che mette in guardia dalla rappresentazione di sé nel “fuori” come modalità per dare valore a sé e alla propria vita.

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Il bisogno di pensare

"Perché vivete? Quale scopo date al vostro essere qui? Cosa volete da voi stessi?". In questo libro Vito Mancuso ingaggia un dialogo serrato con i suoi lettori per risalire alle sorgenti di un bisogno primordiale dell'uomo: il nostro bisogno di pensare.

La cura del silenzio. Come il potere della calma può trasformare le nostre viste

Un minuto di silenzio può essere magico. Sospendere tutte le attività, rimanere lì senza fare niente per alcuni secondi sembra fermare il fluire del tempo...

La società dei selfie. Narcisismo e sentimento di sé nell'epoca dello smartphone

Nell'era degli smartphone, siamo condizionati da un bisogno di visibilità sociale che ci spinge a connetterci alla Rete con una frequenza giornaliera, postando e condividendo sui social contenuti personali, selfie e immagini che parlano di noi

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