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Milko, il barbiere di strada

Vive in una macchina. Un passato da dirigente d’ azienda in Bulgaria, da 7 anni taglia i capelli a 2 euro. I clienti? Stranieri. Senzatetto d'ogni nazionalità. E sempre più italiani.


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La sua bottega è tutta racchiusa in una mountain bike, con due grosse sacche laterali e una scritta nel portapacchi, su cui è inciso il suo nome. Il suo talento sta, invece, tutto nelle sue mani. Milko è il barbiere di strada della stazione Termini. Sessant’ anni, di origine bulgara, ogni giorno sotto gli archi di Porta San Lorenzo, di fronte l’ ostello della Caritas, sistema il suo sgabello in un angolo e al prezzo sociale di due euro taglia i capelli ai passanti. Con tanto di bicchiere di vino rosso offerto dalla casa, se c’ è fila e bisogna aspettare. I suoi clienti vengono da tutte le parti del mondo, dal Bangladesh alla Romania, al Marocco. Sono per lo più stranieri e ospiti dell’ ostello ma, in tempo di crisi, non è raro vedere in coda anche qualche italiano. «Prima o poi tutti passano da qui», dice Milko, «arabi, cinesi, tedeschi. Qui mi conoscono tutti e sanno che possono trovarmi al lavoro anche se è festa nazionale».

Da dieci anni in Italia, come tanti dei suoi clienti, Milko vive in strada, in una macchina parcheggiata in periferia. Ma della vita di un tempo, assicura, non gli manca niente. «Venni in Italia a trovare un cugino», racconta, «poi decisi di restare. Avevo con me 30.000 dollari, ma col passare del tempo i soldi diminuivano. Così un giorno mi sono seduto su una panchina e ho cominciato a pensare alle cose che mi piaceva fare. E ho scelto questo mestiere, facile, poco faticoso e che, soprattutto, mi permette di lavorare quando voglio».

Fare il barbiere in strada è una scelta di libertà, tiene a sottolineare, non un’ alternativa dettata unicamente dalla necessità di tirare a campare. «È il lavoro che mi è venuto a cercare- continua- perché io non cercavo proprio niente». A Strago Zagora in Bulgaria, Milko era a capo di un’ azienda di ricambi meccanici. Ma con la caduta del regime comunista la sua impresa entrò in crisi e fu costretta a chiudere. Così una volta in Italia decise di ripartire da zero, cambiando vita e mestiere. Imparò a tagliare i capelli e da sette anni alla stazione Termini porta avanti la sua piccola bottega a cielo aperto. Con mano ferma e precisione da vero maestro della forbice, rifinisce le acconciature dei clienti, mentre qualche turista si ferma incuriosito. Ad allietare la clientela una musica balcanica di sottofondo, che proviene dalle casse montate sulla bicicletta. Questa mountain bike stracolma di attrezzi: forbici, rasoi tagliacapelli, pennelli e specchi manuali.

«Sono quattro anni che vengo a tagliarmi i capelli da lui, perché certo non possono permettermi di spendere quindici euro da un barbiere normale, visto che non sto lavorando», racconta Michael, un muratore romeno, attualmente disoccupato a causa della crisi. Come gli altri anche lui l’ ha conosciuto grazie al passaparola. «Le voci girano -racconta- abbiamo scoperto che c’ era lui, che ti fa i capelli a poco e abbiamo iniziato a venire. Poi è diventato un amico e ormai siamo sempre qua».

Milko, invece, non ama parlare dei suoi clienti, né tantomeno raccontare a quante persone fa i capelli ogni giorno. «Sono tanti», dice laconicamente, «mi danno due euro, o quello che possono». E se qualcuno non può pagare non fa niente: «sarà per la prossima volta». Ma in un normale sabato pomeriggio si possono contare fino a otto persone in fila. Gente di tutte le età e di tutte le nazionalità. Alcuni passano anche solo per fare due chiacchiere, sentire le sue storie e passare una giornata insieme. Ma sono in tanti a rivolgersi a lui perché anche andare dal barbiere è un lusso che non possono più permettersi.

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Foto di Francesca Remorini
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