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Così cambiano i cristiani di Terra Santa

Le migrazioni stanno mutando il volto delle comunità cristiane. Ecco come.


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Gerusalleme - Dal 26 aprile il dipinto in stile iconografico Nostra Signora. Donna di gran valore fa bella mostra nel centro parrocchiale di Tel Aviv. Inaugurato e benedetto dal patriarca Fouad Twal, il centro è punto di riferimento per filippini, indiani, eritrei, etiopi, rumeni, latino-americani... In particolare per le donne, numerosissime, che qui si ritrovano a pregare dopo il lavoro. Sono loro le genti arrivate dai quattro angoli del mondo che fratel Andrés Bergamini, fratel Alberto Pari e Benedetto Di Bitonto hanno dipinto sotto il manto di Maria (nella foto) che li protegge e li aiuta. Alle spalle la stazione degli autobus dove decine di migliaia di stranieri cattolici di lingua ebraica arrivano seguendo la rotta del lavoro.

Quella cristiana è una Chiesa eterogenea in cui le frontiere non sono così nette come l’ ideologia potrebbe suggerire. Con l’ arrivo dei migranti
la situazione si è ulteriormente mescolata. Dei 160 mila cristiani cittadini di Israele già un quarto non è più arabo. Per la maggioranza si tratta di ortodossi russofoni. Degli altri 150 mila migranti o richiedenti asilo che non hanno cittadinanza, un terzo sono eritrei in maggioranza ortodossi. Numerosa è la comunità filippina e dell’ Europa dell’ Est. La quasi totalità parla l’ ebraico.

A questi
cristiani non arabi di lingua ebraica si sommano gli arabi che riescono a lasciare i villaggi palestinesi dove non hanno casa e lavoro per trasferirsi in città ebraiche come Eilat. Quando vanno a scuola i figli di queste famiglie non parlano più arabo, ma ebraico. Per loro «è importante predisporre una specifica pastorale e una catechesi in ebraico,se vogliamo farci capire», puntualizzano dal patriarcato di Gerusalemme.

Per quanto riguarda i soli cattolici, alle parrocchie arabofone (15 nei Territori palestinesi e 17
in Israele) si aggiungono le sette comunità parrocchiali per la lingua ebraica e la lingua russa e decine di comunità per i migranti. Nella sola Gerusalemme se ne contano due per i filippini, una per gli indiani, una per chi è arrivato dallo Sri Lanka, una per eritrei ed etiopi.

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Pellegrini in preghiera nel Santo Sepolcro (Reuters).
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