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Il Papa: «C'è bisogno delle nostre mani per soccorrere»

Messa a San Pietro cinque anni dopo la visita a Lampedusa: «L’ unica risposta sensata è quella della solidarietà e della misericordia; una risposta che non fa troppi calcoli, ma esige un’ equa divisione delle responsabilità, un’ onesta e sincera valutazione delle alternative e una gestione oculata».


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Ad ascoltarlo erano più di 200: gente sopravvissuta agli scafisti, al mare e ai razzisti d'ogni latitudine, gente che li aiuta, gente che si spende per loro nelle varie comunità religiose impegnate nell'accgolienza e nell'integrazione. Jorge Mario Bergoglio  ha celebrato una Messa nella Basilica di San Pietro a quasi cinque anni dalla visita a Lampedusa (8 luglio 2013), il suo primo viaggio da Papa. C'erano anche quaranta rifugiati, accompagnati da alcuni operatori del Centro Astalli, uomini e donne arrivati in Italia, in fuga da guerre e persecuzioni, dopo aver affrontato un lungo viaggio attraverso il deserto e il mare in mano ai trafficanti. Tra loro due famiglie, una originaria della Costa d’ Avorio, ospite del centro Pedro Arrupe, e l’ altra della Nigeria, due ragazzi iracheni, ospiti del centro Il Faro, una donna dell’ Eritrea inserita nel progetto delle Comunità di ospitalità, una mamma nigeriana con i suoi bambini e tre rifugiati testimoni dei progetti nelle scuole originari di Mali, Nigeria e Camerun. Nel corso della celebrazione eucaristica un’ ospite egiziana copta ha letto un’ intenzione di preghiera in arabo e una operatrice insieme a un ragazzo della Repubblica Democratica del Congo hanno partecipato all’ offertorio.

 

No alle “ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti” e all'”ipocrisia sterile di chi non vuole ‘sporcarsi le mani”. È quanto ha detto Bergoglio durante l’ omelia. “Quanti poveri oggi sono calpestati! Quanti piccoli vengono sterminati!”, ha esclamato il Santo Padre: “Sono tutti vittime di quella cultura dello scarto che più volte è stata denunciata. E tra questi non posso non annoverare i migranti e i rifugiati, che continuano a bussare alle porte delle Nazioni che godono di maggiore benessere”. Cinque anni fa a Lampedusa papa Francesco aveva fatto appello all'”umana responsabilità” ma “purtroppo – ha osservato oggi – le risposte a questo appello, anche se generose, non sono state sufficienti, e ci troviamo oggi a piangere migliaia di morti”.

Il Pontefice ha puntato il dito contro “i molti silenzi: il silenzio del senso comune, il silenzio del ‘si è fatto sempre così”’ , il silenzio del ‘noi’ sempre contrapposto al ‘voi'” quando si tratta di aiutare “gli ultimi, i reietti, gli abbandonati, gli emarginati”.  Il Vangelo denuncia “l’ ipocrisia sterile di chi non vuole sporcarsi le mani”, ha ricordato, “una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti. Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle. Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere".

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