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Da Montalbano a Marco Antonio

PEr la Tv è stato il giovane Montalbano e Pietro Mennea. A teatro sarà Marco Antonio nel Giulio Cesare di Shakespeare. Un personaggio che sente più che attuale: «Quando mostra il testamento di Cesare, dice che, ascoltandone il contenuto, tutti correranno a baciare il suo cadavere, perché lui ha reso i romani suoi eredi e ad ognuno ha lasciato 75 dracme; ora chi vi ricorda?»


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L’ attore Michele Riondino, noto al grande pubblico, oltre che per il cinema, per le fiction Rai Il giovane Montalbano, tratto dai racconti di Camilleri, e Pietro Mennea. La freccia del sud, diretto da Ricky Tognazzi, torna alla sua passione, il teatro. Sarà, infatti, Marco Antonio nel Giulio Cesare di Shakespeare, alla 68ª Estate Teatrale Veronese (debutto nazionale il 6-7-8-9 luglio). Il dramma storico, riproposto a Verona, nel quattrocentesimo anniversario della morte di Shakespeare, è diretto dal drammaturgo e regista spagnolo Àlex Rigola, direttore della Biennale Teatro di Venezia, alla sua prima regia italiana. Durante le prove, Riondino spiega come si svolge il lavoro insieme al regista: «nei primi giorni di allestimento non ci sono certezze, ma ci poniamo tante domande, cercando di trovare risposte soddisfacenti, stiamo, infatti, mettendo in dubbio le funzioni storiche del Giulio Cesare; se nella tradizione teatrale siamo abituati a considerare Cesare e Marco Antonio nel giusto, noi, invece, non diamo nessun giudizio morale, dando per scontato che rappresentino il bene. Il mio Marco Antonio non mostra la verità, è ambiguo, stiamo lavorando su un personaggio fragile: soffre per la perdita di Giulio Cesare, ma contemporaneamente adula i nuovi potenti, così non si capisce da che parte stia; userà la parola e la retorica come arma vincente per convincere i romani a seguirlo nella sua vendetta» .

Nell’ idea registica i ruoli vengono sovvertiti, rispetto al teatro shakespeariano in cui gli uomini interpretavano tutte le parti, anche quelle femminili, ora Rigola, affida Giulio Cesare a un donna, Maria Grazia Mandruzzato, a simboleggiare la fermezza e la determinazione delle donne di oggi al potere. «Stiamo provando diverse strade - prosegue Riondino – nella nostra messinscena non importa che a interpretare l’ imperatore sia un uomo o una donna, deve incarnare il potere costituito; Cesare non sarà l’ unico ruolo maschile interpretato da una donna, così da contraddistinguere il nostro spettacolo. Le prove sono una fase del lavoro molto creativa: Àlex è uomo di teatro completo, molto attento a non imporre risposte assolute che stiamo cercando tutti insieme. È una fase molto bella del lavoro, ci sono tentativi di trovare mezzi interpretativi efficaci: quello che ho fatto ieri, è diverso dal lavoro di oggi. Per il momento il mio Marco Antonio è remissivo, innocuo, non insinua il dubbio di diventare un pericolo per i cospiratori, è una persona semplice, un militare, non è un senatore di lungo corso, come Bruto e Cassio (interpretati da Stefano Scandaletti e Michele Maccagno), non usava la retorica, ma impara ad utilizzarla per i suoi fini. Agisce per il bene di Cesare, mentre Bruto afferma “non ho ucciso Cesare perché non amassi Cesare, ma perché amavo Roma”, infatti i congiurati hanno ucciso Cesare perché volevano impedire che trasformasse Roma in una monarchia. Marco Antonio vendica l’ affronto fatto a Roma dai due senatori, ma poi, anche lui, come Cesare, offuscato dal desiderio di potere, pecca di ambizione per conquistare Cleopatra. Ritengo il testo attuale anche per alcuni riferimenti, per esempio, Marco Antonio, nel suo celebre monologo ai cittadini, quando mostra il testamento di Cesare, dice che ascoltandone il contenuto, tutti correranno a baciare il cadavere di Cesare, perché lui ha reso i romani suoi eredi e ad ognuno ha lasciato 75 dracme; ora chi vi ricorda?»

Riondino, che si è diplomato all’ Accademia d’ Arte Drammatica “Silvio D'Amico” di Roma, ricorda quando al Teatro Argentina, dieci anni fa aveva visto uno spettacolo che lo aveva folgorato ed era Santa Giovanna dei macelli di Bertolt Brecht, diretto proprio da Rigola, quindi afferma: «per me è un anno molto bello, sto facendo tante esperienze che mi danno soddisfazioni, non mi sarei mai aspettato di lavorare con Rigola, che avevo così apprezzato, quindi si può capire quanto io adesso voglia stare qui in teatro, piuttosto che sul set. Pagherei io il biglietto del teatro a uno spettatore di Montalbano pronto a uscire di casa per venire a teatro! Sto facendo anche la radio, ma per lavorare oggi serve la popolarità, che ho acquistato grazie alla televisione, con personaggi come Montalbano e Mennea, pugliese come me, che sono nato a Taranto, che aveva come me con un grande sogno da realizzare: entrambi siamo stati pronti a lasciare casa e famiglia, così io, interpretando il campione, ho vissuto in prima persona la sua straordinaria epopea di uomo e di sportivo». 

L’ attore infatti è molto legato alla sua terra d’ origine, la Puglia, ed è attivo nel sociale, infatti fa parte del “Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti” che organizza la manifestazione il Primo maggio di Taranto: «lavoriamo 365 giorni all’ anno per restituire ai giovani e ai nuovi cittadini una Taranto migliore di quella che hanno trovato, andiamo nelle scuole e coinvolgiamo i ragazzi. La situazione a Taranto continua ad essere drammatica; quando si parla di Taranto, nei salotti romani o nei luoghi di potere, ci si sofferma solo sull’ Ilva, ma non si parla mai della condizione degli operai».

Alla 68a edizione dell’ Estate Teatrale Veronese - che prevede anche danza e da quest’ anno una rassegna cinematografica Lost in Shakespeare - tra gli altri spettacoli del Festival Shakespeariano, debutteranno anche, una produzione del Teatro Stabile di Torino, Come vi piace (12-13-14 luglio), commedia poco rappresentata sulle scene italiane, diretta da Leo Muscato, con protagonisti Eugenio Allegri, Michele Di Mauro e Mariangela Granelli e Romeo e Giulietta (19-20-21-22-23 luglio) nella regia di Andrea Baracco, prodotto in collaborazione con Khora.teatro, con Lucia Lavia (Giulietta), Antonio Folletto (Romeo) ed Alessandro Preziosi (Mercuzio ). Per il programma completo www.estateteatraleveronese.it.

DOVE E QUANDO

GIULIO CESARE, di William Shakespeare. Traduzione di Sergio Perosa. Adattamento e regia di Àlex Rigola. Con Michele Riondino e con Maria Grazia Madruzzato, Stefano Scandaletti, Michele Maccagno, Silvia Costa, Margherita Mannino, Eleonora Panizzo, Pietro Quadrino, Riccardo Gamba, Raquel Gualtero, Andrea Fagarazzi. Spazio scenico di Max Glaenzel. Spazio sonoro di Nao Albet. Luci di Carlos Marquerie. Costumi di Silvia Delagneau. Produzione Teatro Stabile del Veneto -Teatro Nazionale. Il 6, 7, 8, 9 luglio 2016 al Teatro romano di Verona. Info www.estateteatraleveronese.it; spettacolo@comune.verona.it; tel. 0458077500

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