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McEwan fa la morale allo scienziato

In "Solar", l'ultimo, riuscitissimo libro, lo scrittore inglese descrive la parabola decadente di un premio Nobel per la Fisica, simbolo di un mondo avviato alla catastrofe.


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   È incredibile come Michael Beard, l’ antieroe protagonista di Solar (Einaudi), l’ ultimo romanzo di Ian McEwan, sappia appassionare il lettore, nonostante la sua infima statura morale e un aspetto fisico tutt’ altro che attraente. È cinico, fedigrafo impenitente, basso e grasso. Certo, è un uomo di spiccate qualità intellettuali, che gli sono valse un Nobel per la fisica, grazie a una scoperta che lo ha consacrato come l’ erede addirittura di Einstein e che lo ha reso un punto di riferimento nella corsa della scienza verso quelle energie pulite che possono salvare l’ umanità dalla catastrofe. Ma anche le brillanti intuizioni della gioventù sono un ricordo lontano, l’ ispirazione è venuta meno, e il nostro è perlomeno scettico rispetto alla causa ambientalista. Continua a godere dei benefici del Nobel, ma sembra sempre più vittima dei suoi irrefrenabili istinti e vizi (ingordigia e lussuria su tutti), a discapito di un’ intelligenza sempre più spenta.

   L’ incontro con Tom Aldous, un giovane ricercatore, cambia il corso della sua vita. Convinto che la strada che le scienze devono esplorare sia quella della fotosintesi artificiale, ovvero lo sfruttamento del potenziale energetico della luce, Aldous sparisce presto di scena, permettendo così a Beard di impossessarsi della sua scoperta e di inventarsi una seconda carriera di onori e di gloria, facendosi profeta delle energie rinnovabili...

   La decadenza di un mondo che rifiuta di guardare in faccia la verità sulla salute del pianeta si specchia e trova una rappresentazione simbolica nella caduta del protagonista: entrambi non sanno assumersi le proprie responsabilità, rinviano all’ infinito i problemi (la fine del petrolio e il surriscaldamento climatico, da una parte; le conseguenze del suo disordine morale e fisico dall’ altro) e fanno prevalere l’ interesse immediato e impulsivo su una riflessione durevole. E come Beard sprecherà anche le ultime occasioni per diventare un uomo vero, finalmente maturo e compiuto, così il mondo si ostina a ignorare i ripetuti segnali d’ allarme. Entrambi sono avviati a un’ ineluttabile catastrofe.

McEwan si è divertito molto a scrivere questo libro, e il lettore (meglio se adulto, date molte situazioni descritte) percepisce e partecipa di questo stato d’ animo. Alcune pagine sono memorabili: ad esempio quelle che raccontano l’ equivoco che ha per oggetto un sacchetto di patatine – davanti alle quali è difficile trattenere il sorriso – o quelle in cui descrive l’ amore gratuito e “inspiegabile” della figlia nei suoi confronti. Pur nei toni di una commedia, a tratti esilarante, la parabola umana di Micheal Beard è una sorta di apologo morale che riguarda il presente e il futuro di ognuno di noi e, insieme, del mondo in cui viviamo.

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Paolo Perazzolo commenta Solar, l'ultimo romanzo di Ian McEwan.
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