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Mare Jonio, la legge del mare contro la legge di Salvini

C'è un imperativo di fondo alla base della vicenda della nave della ong che ha salvato 49 naufraghi sequestrata a Lampedusa, al di là delle strumentalizzazioni politiche di destra e di sinistra: in mare le vite umane vanno salvate


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In mare esiste una regola universale, quella del salvataggio. Imperativo morale, oltre che giuridico. Regola che appartiene a quella dei valori umanitari condivisi universalmente. Perché siamo uomini, appunto, e non animali. Tutto il resto è strumentalizzazione politica. E’ questa la lezione che dovremmo trarre dalla vicenda della nave della Ong italiana Mediterranea Mare Jonio, partita da Palermo, che aveva soccorso 49 persone, tra cui 12 minori, al largo della Libia, lasciata approdare a Lampedusa, dopo un braccio di ferro con la Guardia di Finanza, facendo sbarcare il suo carico di disperati.

Molti esponenti della maggioranza hanno fatto notare la coincidenza con il voto in Parlamento sull’ autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per l’ inchiesta sul caso Diciotti, che ipotizza il reato di sequestro di persona aggravato. Difficile pensare che i naufraghi si siano fatti trovare in mezzo al mare apposta. Ma qualunque sia il fine che muoveva la ong di Luca Casarini, ex leader dei no global (che l’ ex frequentatore del centro sociale Leoncavallo Matteo Salvini bolla come “la nave dei centri sociali”) la regola resta la stessa: i naufraghi in mare vanno salvati. Tutto il resto – dalla gestione dei flussi fino alla miopia dell’ Unione europea -  viene dopo, molto dopo. Tutto questo naturalmente vale a maggior ragione per chi crede o si ispira al Vangelo. Il cardinale Bassetti in un’ intervista alla Stampa ha ribadito che è immorale “vedere nel migrante un nemico da combattere e odiare” e che basta citare Matteo: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto”.

L’ impressione è che il Governo, Salvini per primi, abbianmo capito che in Italia il clima è cambiato e che il vento xenofobo si stia placando. La gente ha capito che il problema del Paese non è lo straniero ma il lavoro, la crescita fiacca, l’ economia che ristagna.

L’ imbarcazione Mare Jonio sequestrata dalla Procura (si ipotizza il reato di favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina, fascicolo aperto contro ignoti) batteva bandiera italiana, quindi il governo di Roma non poteva chiedere alcun aiuto all’ Europa né intimare all’ organizzazione di sbarcare nel Paese di provenienza come aveva fatto con un’ altra nave di una Ong che batteva bandiera olandese o spagnola. Il ministro degli Interni non si è comportato con il pugno di ferro come nel caso Diciotti. Si è limitato a chiederne il sequestro, poiché avrebbe dovuto consegnare i naufraghi alla Libia “mettendo a rischio la vita di 49 persone”. Ma è come rovesciare la frittata. La Mare Jonio ha salvato 49 vite umane, non ne ha messo a rischio la vita. Gli italiani hanno capito che in quel momento si stava mettendo in gioco la legge del mare, lo stato di diritto, l’ umanità. E il vicepremier leghista, che è un politico molto acuto nel capire l’ aria che tira, deve averlo compreso, lasciando che la nave approdasse.
Triste vedere che la campagna elettorale per le europee continua a svolgersi sulla pelle delle persone. Non si può fare politica sulla pelle dei naufraghi. Qualunque pescatore, come il comandante della nave Pietro Marrone, sa che il salvataggio in mare non è una concessione, ma un diritto inalienabile dell'uomo e non si può rispondere in modo politico a una enorme questione umanitaria che interroga profondamente il nostro modello di sviluppo e la nostra cultura.

Quanto al fatto che a salvare quei naufraghi poteva essere la guardia costiera libica, non possiamo fare finta che i centri di detenzione dell’ ex regno di Gheddafi siano hotel a quattro stelle. In realtà si tratta di veri e propri lager dove è praticata la tortura, la violenza, lo stupro sistematico, lo sciacallaggio, il sequestro di persona a fine estorsivo e via dicendo.

Onore dunque a Totò Martello, sindaco di Lampedusa, l’ isola simbolo dell’ accoglienza dei migranti del Mediterraneo, che ha detto: «La nave è italiana e il nostro porto è aperto e pronto ad accoglierla. I migranti salvati in mare vanno fatti sbarcare, curati e rifocillati”. E onore al comandante della nave Pietro Marrone, vecchio lupo di mare che ha passato la vita guidando il suo peschereccio nel Canale di Sicilia e sa bene come sono le prigioni e i centri di detenzione libici. Mai si sarebbe aspettato di ricevere da una nave militare italiana l’ ordine di spegnere i motori in mare aperto. Perciò ha risposto nel solo modo che poteva, con molta calma ma anche con molta fermezza: “Abbiamo persone che non stanno bene, devo portarle al sicuro e ci sono due metri di onda. Io non spengo nessun motore”.

 

 

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