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A Marchionne slitta la frizione

L'Ad Fiat attacca la Volkswagen e l'accusa di concorrenza sleale ma la Ue lo smentisce. Il boom delle auto tedesche in Asia e negli Usa.


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L'eterno derby Italia-Germania (quello in cui noi viciamo sempre, ma solo a pallone) si è arricchito di un nuovo capitolo. Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat nonché presidente dell'Acea (l'Associazione Europea dei Produttori di Automobili), ha accusato il gruppo Volkswagen (che comprende anche Audi, Seat e Skoda e i veicoli industriali Man e Scania) di ignorare la crisi del settore auto e di praticare "una politica di sconti aggressiva" che si traduce in "un bagno di sangue sui prezzi e sui margini".

La questione non è di poco conto e rimanda direttamente alle infinite polemiche sulla gestione della crisi generale, con i tedeschi sul banco degli accusati per la loro presunta "indifferenza" alla sorte degli altri.


Intanto, è un po' buffo che il presidente di un'associazione accusi uno degli associati di essere la rovina degli altri. Se succede, sembrano possibili solo due uscite: o se ne va il presidente (e infatti Volkswagen ha subito chiesto le dimissioni di Marchionne) o se ne va l'associato.

E' probabile che della questione di principio a Marchionne importi poco. Il fatto è che l'ufficio di Joaquim Almunia, commissario europeo alla concorrenza, ha fatto subito sapere che "non risulta alcuna collusione o abuso di posizione dominante o altre violazioni delle regole della concorrenza da parte della Volkswagen". E con questo, Marchionne comincia ad aggirarsi dalle parti della figuraccia, perché nel frattempo, dati alla mano, la stampa tedesca ha fatto sapere che non solo tutte le Case quest'anno hanno varato politiche più o meno aggressive di sconti, ma che lo sconto maggiore è stato registrato per la Opel Corsa (31,3%) e per la Fiat Punto (30,6%).
Il fatto è che Volkswagen è l’ unico produttore europeo che continua a macinare utili. Vendite in rialzo del 23%, utili in crescita del 36%, utile operativo in crescita del 7%, oltre ogni previsione. Marchionne insiste col dire che “dar fondo alla cassa per nuovi modelli non paga”. Ma non risulta che Volkswagen spari fuori a raffica nuovi modelli. E in ogni caso: se proponi al mercato, per di più a un mercato di crisi, vecchi modelli, non devi forse varare una politica di sconti e offerte?


Ma quel che è peggio, e che allude direttamente alle ragioni del primato economico della Germania tutta, è che il boom 2012 di Volkswagen è legato soprattutto alle ottime performance che la Casa tedesca ha realizzato negli Usa e in Asia già a partire dagli scorsi anni. Nella sola Cina, il più grande singolo mercato per le auto VW, nel 2011 Volkswagen ha consegnato 2,25 milioni di vetture, dando lavoro a circa 50 mila persone tra le quali1.500 venditori.

Nella regione Asia-Pacifico (Cina ovviamente esclusa) 2,5 milioni di auto consegnate, con un incremento sul 2010 di quasi il 20%. Crescita del 109% in India (da 53.300 a 111.600 auto) e del 23,3% negli Usa (da 360.300 a 444.300 auto consegnate). Avete capito bene: proprio gli Usa, laddove con Chrysler Marchionne ha finora realizzato la sua operazione più brillante.

Insomma, questa Volkswagen è una rompiscatole di successo. Ma è difficile pensare che il merito sia tutto delle offerte speciali. Più facile, invece, convincersi che il management Volkswagen sia stato più svelto e abile nel capire le potenzialità dei mercati asiatici e nel metterle a frutto. Discorso che, peraltro, vale per la Germania tutta, che tra il 2008 e il 2010 ha incrementato le proprie esportazioni verso l'Asia del 12% e ha diminuito quelle verso l'area euro del 3%.

Sorprende anche che un campione del libero mercato come Marchionne rimproveri un’ Azienda, Volkswagen appunto, per un eccesso di iniziativa individuale rispetto alla categoria. Dal punto di vista del consumatore lo spettro del cartello e dei prezzi artificialmente sostenuti è poco più in là.

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Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat (foto del servizio: Reuters).
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