Immagine pezzo principale

Marcel Lefebvre, il vescovo ribelle

Marcel Lefebvre al Concilio vaticano II interviene 14 volte, ma della liturgia parla una volta sola il 29 novembre 1962. Gli altri interventi sono fortemente critici sull'ecumenismo, sulla collegialità, sulla libertà religiosa. Ma crede fino all'ultimo che il Concilio rifiuti questi temi.


Pubblicità

Marcel Lefebvre era chiamato “il vescovo di ferro”. Ha combattuto il Concilio usando l’ arma della liturgia perché è la più visibile e la più sensibile nell’ animo di molti fedeli tradizionalisti. L'idea di Roncalli di convocare un Concilio non era mai piaciuta a Lefebvre che all'epoca era vescovo di Dakar in Senegal. Nei primi giorni del Concilio era ottimista e nel suo diario scrisse di “vittorie dell’ ala liberale” in grado di contrastare “le forze progressiste”. Ma non andò così e alla fine del Concilio accusò Paolo VI di aver stabilito un “nuovo dogma” cioè “la dignità della persona umana”, che profila il “primato dell’ uomo su Dio” e la “detronizzazione di Cristo”.

La storia personale e pubblica di Marcel Lefebvre si può leggere in una monumentale biografia, apparsa qualche anno fa e scritta da Bernard Tissier de Mallarais, il suo principale collaboratore e uno dei vescovi ordinati da lui nel 1988 senza approvazione del papa, gesto che provocò la scomunica e lo scisma. Lefebvre al Concilio vaticano II interviene 14 volte, ma della liturgia parla una volta sola il 29 novembre 1962. Gli altri interventi sono fortemente critici sull'ecumenismo, sulla collegialità, sulla libertà religiosa. Ma crede fino all'ultimo che il Concilio rifiuti questi temi. Eppure Lefebvre firma tutti i documenti conciliari compresi quelli sulla liturgia. Ma alla fine va per la sua strada e fonda la sua Fraternità a Econe in Svizzera. In realtà comincia a Roma nel 1970, ma poi sveltamente ripara in Svizzera perché teme che i suoi preti possano essere esposti al vento delle novità conciliari. Le valli svizzere sono più riparate.
Paolo VI lo richiama più volte, alla Fraternità viene revocata l’ autorizzazione, ma Lefebvre ordina alcuni sacerdoti e nel 1976 viene sospeso a divinis. Il vescovo ribelle non ci sta e il 29 agosto 1976 in segno di sfida al papa alla Fiera di Lille in Francia celebra la messa proibita. Montini cerca di ricucire e dieci giorni dopo convoca Lefebvre a Castelgandolfo. Il colloquio è drammatico, la rottura totale. Montini muore. Per quattro anni non ci sono contatti. 

Nel 1982 Wojtyla incarica il cardinale Ratzinger di trovare una soluzione. Il futuro papa va ad Econe. Passano cinque anni, ma Lefebvre non cede, anzi nel 1987 annuncia di voler entro un anno consacrare alcuni vescovi. Sarebbe lo scisma. Si torna a discutere nel tentativo di bloccare Lefebvre. Ratzinger manda in Svizzera il cardinale Gagnon, presidente del Pontificio Consiglio della famiglia, molto vicino al tradizionalisti, amante della messa tridentina in latino, sperando in una svolta positiva. Ci si arriva vicino davvero, almeno stando ai documenti inediti pubblicati nella biografia di Lefebvre. Ma improvvisamente c’ è un irrigidimento e il 30 giugno 1988 a Econe il vescovo ribelle ordina quattro vescovi. Lo scisma è consumato e Lefebvre scomunicato, poiché si è posto fuori dalla comunione cattolica. In tutti questi anni è sempre stato chiaro che la questione delle messa in latino è sempre stata un corollario e un pretesto, mentre il Concilio era il vero obiettivo dei tradizionalisti.

Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo