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L'arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe: «Maradona un genio calcistico, lo affido a Dio misericordioso»

Il cordoglio del cardinale: «Da campano e tifoso degli azzurri, ho sempre gioito per lo spettacolo calcistico offerto dal campione» e dichiara di aver «condiviso la tristezza e il dolore delle tantissime persone che a Napoli e nel mondo, per le strade o nel chiuso delle proprie abitazioni, sono rimaste incredule e umanamente colpite all’ annuncio della sua morte»


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Anche l’ arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, esprime il suo cordoglio per la «prematura e improvvisa morte» di Diego Armando Maradona. In una nota diffusa dall'arcidiocesi partenopea, Sepe ricorda «che non ha conosciuto personalmente» il grande campione argentino, «ma che, da sportivo e appassionato di calcio, ha sempre seguito e ammirato per le sue straordinarie doti tecniche che lo hanno reso famoso in tutto il mondo. Da campano e tifoso della compagine azzurra», prosegue la nota, «l’ arcivescovo ha gioito per lo spettacolo calcistico offerto sempre da Maradona e per il ruolo determinante da lui avuto, all’ epoca, nella squadra del Napoli alla quale ha consentito di raggiungere grandi traguardi e successi sempre sognati ma mai ottenuti senza di lui.

Il cardinale Sepe fa sapere ai fedeli e alla città di aver «condiviso la tristezza e il dolore delle tantissime persone che a Napoli e nel mondo, per le strade o nel chiuso delle proprie abitazioni, sono rimaste incredule e umanamente colpite all’ annuncio della dipartita da questa terra dell’ inimitabile Genio Calcistico, qual è stato Diego Maradona, che ha ricordato nelle sue preghiere e nella Messa, affidando l’ anima del famoso defunto a Dio Misericordioso».

Proclamato il lutto cittadino per le esequie del campione

Intanto a Napoli sarà lutto cittadino nel giorno delle esequie di Maradona con l’ esposizione delle bandiere a mezz'asta negli edifici comunali, anche per le 24 ore successive ai funerali. Lo dispone l'ordinanza firmata dal sindaco Luigi de Magistris. Il lutto cittadino è proclamato in virtù del fatto che - si legge - «Maradona è stato il miglior interprete del calcio mondiale ed è entrato a far parte della storia e del patrimonio di Napoli con cui si è creato un legame indissolubile, unendosi al dolore dei familiari e dell'intero popolo argentino». Nell'ordinanza si evidenzia che Maradona «con il suo talento e la sua magia ha onorato per sette anni la maglia della squadra del Napoli, regalandole i due scudetti della storia e altre coppe prestigiose, e ricevendo in cambio dalla città intera un amore eterno e incondizionato. Quel legame profondo e indissolubile - prosegue il testo - che da subito si è creato con i tifosi, cui ha regalato successi mai conseguiti prima e ancor oggi ineguagliati, è diventato negli anni un amore viscerale con la città, un rapporto unico e saldo con l'anima più sincera della comunità partenopea».

Una scomparsa improvvisa da cui «l'intera comunità cittadina è rimasta profondamente turbata. La città di Napoli perde uno dei figli che maggiormente le ha dato onore e prestigio sul palcoscenico internazionale». E proprio in virtù del profondo legame, l'Amministrazione «interpretando i sentimenti che accomunano tutta la cittadinanza in questo momento doloroso, intende dare un segno tangibile della profonda e sentita partecipazione all'evento luttuoso».

«Maradona ha incarnato il simbolo del riscatto - si sottolinea nell'ordinanza - di una squadra e dell'intera città che in lui si è pienamente identificata e in lui supera ogni divisione e mortificazione. Maradona ha combattuto i pregiudizi e le discriminazioni di cui erano ancora oggetto i napoletani all'interno degli stadi, diventando idolo dell'intera città e mai nessuno è riuscito ad immedesimarsi in modo così completo nel corpo e nell'anima di Napoli, con la quale el Pibe de oro condivide la genialità e l'unicità, ma anche la sregolatezza e i tormenti che lo rendono vero figlio della città, una città che gli perdona anche le debolezze e le fragilità dell'uomo che mai offuscano la grandezza del campione», conclude il testo.

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Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli.
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