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Cari genitori, non alzate le mani

L’ educazione violenta non è scomparsa. Una ricerca Ipsos/Save the children.


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Educare i figli: bel problema per i genitori italiani, spesso in bilico tra l’ uso delle buone maniere, del dialogo e della comprensione, la determinazione di regole ferme, o addirittura il ricorso alle punizioni più severe, mollando un sonoro schiaffo al proprio bambino. A indagare i sistemi educativi delle famiglie italiane è una ricerca condotta su genitori e figli, realizzata da Ipsos per Save the children. L’ organizzazione umanitaria, impegnata nella protezione dell’ infanzia, promuove una campagna di sensibilizzazione e introduzione del divieto delle punizioni corporali nel nostro Paese, anche attraverso il Manifesto per un’ educazione senza violenza, già firmato da vari nomi del campo giuridico, esperti di neuropsichiatria infantile e di pedagogia, e al quale si può aderire sul sito www.savethechildren.it

La ricerca fotografa una situazione nella quale per la maggior parte dei genitori i figli vanno educati prima di tutto al rispetto degli altri, ma anche al rispetto di sé e all’ autostima. L’ educazione viene impartita come combinazione di affetto prima di tutto, dialogo, regole e, per finire, anche metodi di punizione. Se da un lato, infatti, tanti genitori esagerano nell’ indulgenza, dall’ altro lato molti ricorrono a schiaffi e sculacciate per affermare un’ autorità che non riescono a stabilire con le regole. Dalla ricerca emerge che il 25% di padri e madri italiani usano le punizioni corporali come metodo correttivo; in situazioni limite, ben il 53% dichiara di ricorrere al castigo fisico, percentuale che tra i genitori con bimbi più piccoli sale al 63% e tra quelli con figli adolescenti scende al 40%. Certo, la pratica non è più diffusa come un tempo. Ma è dura prendere le distanze dal passato: per l’ 85% dei genitori i metodi di punizione corporale non sono affatto un capitolo chiuso.

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