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Mamme immigrate, grazie di esserci

In occasione della Festa della mamma, che si celebra il 13 maggio, la Fondazione Ismu di Milano presenta una ricerca sulla maternità delle donne straniere in Italia.


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In un'Italia sempre più anziana, per fortuna che ci sono loro, le madri che arrivano da Nigeria e Perù, da Romania, Cina, Filippine,  a tenere in piedi il tasso di natalità. Come rileva la ricerca "A proposito della Festa della mamma: le mamme immigrate", curata da Laura Zanfrini, responsabile del settore Economia e lavoro della Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) di Milano, le donne straniere si sposano molto prima di quelle italiane, diventano madri prima e anche più spesso rispetto alle nostre connazionali. In Lombardia, ad esempio, il 28% delle 480mila immigrate ha un figlio, il 26% ne ha due, con una media generale di quasi due figli ha testa, che spesso diventano tre e anche di più, dato che molte di queste madri sono giovani e hanno ancora davanti una lunga vita riproduttiva.

Va tenuto anche conto che la natalità sarebbe ancora più elevata se il tasso di interruzioni volontarie di gravidanza fra le donne immigrate non fosse così alto: oltre quattro volte quello delle italiane, dato che mette drammaticamente in evidenza le grandi difficoltà che spesso le immigrate incontrano nell'affrontare la maternità in un Paese straniero. Nel 2010, in Italia sono nati oltre 78mila bambini da coppie straniere. La maggior parte da madri immigrate dal continente africano - oltre 25mila -, più di 14mila dalla Romania. Quanto all'Africa, l'immigrazione dal Marocco è in testa, con quasi 13mila figli nati nel nostro Paese. 

Sempre prendendo come riferimento la Lombardia - la regione che conta un quarto delle presenze straniere in Italia - il 70% delle madri immigrate risulta sposata. Per quanto riguarda l'occupazione, solo una mamma su quattro si dichiara casalinga. Ma di loro, meno della metà lavora in modo regolare, le altre sono disoccupate oppure lavoratrici precarie o irregolari. Il tasso di occupazione aumenta con il crescere del livello di istruzione (come per le mamme italiane); tuttavia, anche quando le donne immigrate sono laureate, raramente riescono a ottenere un posto di lavoro qualificato,  che si distanzi dai tradizionali "lavori da immigrata": badante e collaboratrice domestica.

Oltre il 37% della madri straniere che hanno un titolo di studio universitario, risulta occupata regolarmente a tempo indeterminato e a tempo pieno. Ma meno di tre su dieci di loro sono riuscite a trovare un lavoro diverso da quello manuale e non qualificato. In generale, se per le donne italiane la conciliazione tra famiglia e lavoro è un problema irrisolto, la situazione peggiora nettamente per le straniere.

L'alto tasso di fecondità delle immigrate influisce sensibilmente sul sistema del welfare e dei servizi: fra le mamme immigrate "lombarde", ad esempio, nell'ultimo anno otto su dieci hanno fatto ricorso al medico di base, il 35% ha usufruito del pronto soccorso. La maternità delle donne straniere va letta anche in chiave culturale: le mamme immigrate, infatti, portano con sé dal Paese di origine tradizioni, costumi e stili di parenting, ovvero di pratiche genitoriali, sistemi e valori educativi che vanno tenuti in considerazione per stabilire una mediazione tra gli stili europei-occidentali e quelli africani, asiatici, latinoamericani e favorire una maggiore comprensione reciproca. Un esempio: se in Europa e in Occidente in generale il co-sleeping, il dormire insieme (madri e figli), viene considerato una pratica anomala, in Africa, Asia, America Latina e Medio Oriente il bambino viene sempre fatto addormentare a stretto contatto con la mamma e mai lasciato solo a dormire.

Lo studio dell'Ismu punta poi l'attenzione su un altro fenomeno: quello delle mamme separate dai figli, costrette a emigrare per cercare lavoro e a lasciare i loro bambini in patria. Sarebbero 162mila i figli delle donne immigrate in Lombardia che vivono nel Paese di origine: "orfani dell'immigrazione", che vengono cresciuti dai nonni o da altri parenti, mentre le loro mamme lavorano altrove come badanti, domestiche, cameriere, operaie. Lo sviluppo delle comunicazioni oggi permette di essere in contatto più stretto e frequente con i figli lontani, magari vederli grazie a Internet. Ma nessuna videochiamata, certo, può sostituire il contatto personale, una carezza, l'abbraccio di un figlio.           

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Foto Reuters.
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