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Ma non tappate la bocca agli artisti

Un conto è dire al cantante che sbaglia nel merito della sua critica, un altro pretendere di tappargli la bocca. L'arte è per sua natura politica e ogni cittadino, tanto più se è figura pubblica, ha il diritto-dovere di giudicare l'operato del potere.


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«Sarebbe bene che comici e cantanti si occupassero del loro mestiere»: Alessandra Moretti, candidata alle europee per il Pd, ha stigmatizzato così l'intervento di Pelù contro gli "80 euro elemosina" del Governo Renzi. Se risulta difficile stare da parte del rocker sul merito degli 80 euro, che, specie in tempi come questi, sono davvero meglio di nulla, c'è un aspetto di questo intervento e di altri successivi che hanno insistito su questo argomento che vanno a loro volta stigmatizzati: la pretesa di tappare la bocca agli artisti, sulla base del presupposto che  "alla politica ci pensiamo noi".

Tale presupposto è sbagliato e pericoloso. In primo luogo perché la politica è, per eccellenza, res pubblica, cosa pubblica e pubblico interesse, e ogni cittadino ha non solo il diritto, ma anche il dovere di pronunciarsi per giudicare l'operato dei politici. Un articolo della Costituzione sancisce la libertà di espressione: perché non doverebbe valere nei confronti della politica?

Che una rockstar, cioè una figura pubblica, eserciti tale diritto-dovere, non è affatto sorprendente e del tutto legittimo. Come il politico, sebbene in forme diverse, anche il cantante, lo scrittore, il pittore, l'attore e il regista rappresentano la collettività, non soltanto quando si occupano della loro attività. ma anche quando parlano del mondo in cui vivono.  Qualcuno ha accusato Pelù di aver abusato di un'occasione particolare per lanciare il suo messaggio, ma si può davvero considerare il Concertone del Primo Maggio, festa del lavoro, come un evento "privato"? Non è questo il concerto più aperto e legato al sociale e all'attualità che esista in Italia?

A intellettuali e artisti spesso si rimprovera di vivere in un mondo a parte, di curare i loro interessi e le loro ricerche ritirandosi in un olimpo astratto e disincarnato, salvo poi mettergli la mano sulla bocca allorché osano intervenire nel dibattito pubblico. Ci si dimentica che non c'è opera d'arte che non sia opera politica, critica sociale e denuncia dell'esistente. Se anche non lo è esplicitamente, lo è sempre implicitamente.

È tipico delle dittature il vizio di mandare al rogo i libri sgraditi. Allora, sarebbe preferibile rispondere per le rime a Pelù sul merito degli 80 euro, spiegandogli per bene che, in questo momento, è impossibile fare di più, evitando però di aggiungere: stai zitto, pensa alla tue canzonette, che alle leggi e ai soldi ci pensiamo noi.

Anche perché chi usa questo argomento spalanca le porte a un sospetto grave: che la politica e i politici vogliano gestire il potere esecutivo e legislativo di cui sono titolari senza che nessuno ci metta naso, quasi di nascosto. No, più cani da guardia del potere ci sono, meglio è.

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