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Missione Luna, proteggere le orme

Nei prossimi anni la Luna sarà la meta di decine di missioni affidate a robot. Il rischio è cancellare le orme lasciate durante le missioni "umane". E allora la Nasa corre ai ripari.


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«Un piccolo passo per un uomo, un gigantesco balzo per l'umanità». Sono le parole pronunciate da Neil Armstrong posando il piede sulla superficie della Luna. A 43 anni di distanza, le impronte dei suoi passi sono ancora lì. E con le sue orme, quelle degli altri 11 uomini che hanno camminato sul satellite della Terra fra il luglio del 1969 e il dicembre del 1972. Senza atmosfera e, quindi, senza vento né pioggia a cancellarli, quei segni sulla scura sabbia lunare resteranno per l'eternità. Così, almeno, si pensava. Ora, però, la Nasa è preoccupata. A mettere in pericolo i siti delle missioni Apollo non è l'ambiente, ma l'uomo. Nei prossimi anni, infatti, la Luna sarà la meta di decine di missioni affidate a robot, in attesa del ritorno degli astronauti. Ritorno soltanto rinviato dalla congiuntura economica. Ecco il primo atterraggio sulla Luna nel 1969, con all'inizio la famosa frase di Armsrtrong, «One small step for man, one giant leap for mankind»:


A preparare missioni non sono soltanto le agenzie governative, ma anche i privati, sempre più attivi in campo spaziale. I fondatori di Google, per esempio, ha deciso di finanziare il Lunar X Prize, che mette in palio 30 milioni di dollari per chi riuscirà a inviare un robot sulla Luna. La macchina dovrà riuscire a percorrere almeno 500 metri sulla sua superficie e inviare immagini ad alta definizione. I team concorrenti sono già 26. Così la Nasa si è mossa e ha convinto gli organizzatori ad accettare una serie di regole per proteggere l'integrità dei luoghi dove gli uomini, per la prima volta, hanno posato il piede su un altro corpo celeste.


Queste regole, che vogliono anche proteggere l'ambiente lunare da contaminazioni nocive per la scienza, non hanno ovviamente il valore di norme internazionali, ma sono un punto di partenza. Negli ultimi anni i sei siti dove sono sbarcati gli astronauti americani sono stati fotografati a più riprese da una sonda della Nasa, il Lunar Reconnaissance Orbiter. Munita di potenti teleobiettivi, la navicella ha inviato immagini nelle quali si vedono chiaramente gli stadi di discesa dei Moduli Lunari, alcune apparecchiature scientifiche e i piccoli fuoristrada elettrici Lunar Rover impiegati nelle ultime missioni Apollo. Sono addirittura riconoscibili le tracce delle ruote sulla sabbia. Tutto è rimasto com'era allora. O quasi. Quasi certamente non vi è più traccia delle bandiere americane piantate dagli astronauti. Il loro tessuto, si poi è scoperto, viene distrutto negli anni dai raggi solari. A questo la Nasa non aveva pensato.

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L'astronauta Buzz Aldrin fotografato da Armstrong durante la prima missione sulla Luna del luglio 1969 (foto Nasa).
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