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Don Ciotti: «Rispetto, ma non si cancella il ricordo di una vita che ha causato dolore e morte»

Interviene il sacerdote che ha fondato il Gruppo Abele e Libera. «Non solo Riina non si è pentito del male commesso, ma lo ha rivendicato. Mi auguro che, almeno nel momento della morte, abbia avuto il coraggio di guardare nel profondo di sé e di aprirsi così alla misericordia di Dio». Sul prossimo numero di Famiglia Cristiana, in edicola da giovedì 23 novembre, l'intervista completa.


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«La morte di Riina, come la morte di ogni persona, chiede rispetto. Ma questo non cancella il ricordo di una vita che, nel caso di Riina, è stata violenta, incompatibile con l’ etica del Vangelo, strumento di sofferenza, di omicidi, di stragi». Lo ha affermato don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, sottolineando come la vita del boss sia stata  «una vita che non ha mostrato segni di ravvedimento, nemmeno dopo la scomunica di papa Francesco ai mafiosi in quanto “adoratori del male” e nemmeno dopo il suo “pressante invito” affinché si convertano e aprano il cuore a Dio».

«Non solo Riina non si è pentito del male commesso, ma lo ha rivendicato, quindi non lo ha riconosciuto come tale», ha proseguito don Ciotti. «Mi auguro – nel pensiero caro che rivolgo alle persone uccise e ai loro famigliari, vittime di tanto odio – che almeno nel momento della morte abbia avuto il coraggio di guardare nel profondo di sé e di aprirsi così alla misericordia di Dio. Quanto al futuro di Cosa Nostra, non bisogna illudersi che la morte del capo attenui la forza e la pericolosità di una mafia che ha dimostrato capacità di adattamento e rinnovamento, e che da tempo adotta lo strumento della corruzione e delle complicità politico-economiche per rubare la dignità e la speranza delle persone oneste».

Sul prossimo numero, in edicola da giovedì 23 novembre, Famiglia Cristiana pubblica un'articolata intervista con il sacerdote. 

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Don Luigi Ciotti. Foto Ansa. Sopra, sotto e in copertina: giovani durante una manifestazione svoltasi a Genova in ricordo delle vittime delle mafie, il 21 marzo 2017 (Ansa).
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