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Letta: "Difendiamo la famiglia dalla crisi"

Il premier alla 47° Settimana sociale dei cattolici. Solitudine, debito pubblico, welfare, istruzione: un discorso interrotto più volte da applausi.


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Applausi a scena aperta per il premier Enrico Letta invitato a parlare nella seconda giornata dei lavori delle Settimane sociali. Lo applaudono quando cita papa Francesco e il tema della solitudine. “La verità è relazione, ci dice il Papa e oggi il tema è proprio quello di ripartire dalle relazioni in famiglia, nei rapporti sociali, in relazioni che non siamo solo quelle dei social media che ci danno l’ illusione di essere al centro di mille rapporti senza andare mai alla sostanza”.

Lo applaudono quando ringrazia le diocesi per aver sostenuto le famiglie in difficoltà sull’ affitto, sui mutui, sull’ arrivare a fine mese. Lo applaudono quando parla del debito pubblico: “Il debito significa mangiarsi il futuro. Vuol dire non voler risolvere i problemi di oggi con le risorse di oggi, ma con quelle dei nostri figli. L’ Italia fatica perché ieri si sono risolti i problemi di ieri con i soldi di oggi. Oggi la nostra difficoltà è soprattutto quella di pagare”. Lo applaudono ancora quando parla del diritto allo studio, da garantire a tutti come era un tempo e non solo a chi viene da famiglie agiate. Lo applaudono quando parla “dei nostri bambini che non fanno fatica a incontrarsi con gli altri di colore diverso e che ci aiutano a superare i pregiudizi”.

Lo applaudono soprattutto quando parla della fatica che si sta facendo a “tenere insieme le istituzioni di questo Paese”.

Il premier disegna un quadro realistico della situazione del nostro Paese, ma lascia spazio alla speranza. Anzi, sottolinea proprio le parole speranza e futuro come significative dello slogan di questo appuntamento. Perché si possa ripartire mettendo davvero la famiglia al posto giusto senza considerarla semplicemente un ammortizzatore sociale. “Dobbiamo evitare che la famiglia esca ridimensionata dalla crisi. Questo è il punto essenziale della riflessione”, spiega il premier. Che chiede poi l’ impegno di tutti perché “non è il tempo di guardare dall’ altra parte o chiudersi nell’ individualismo, ma quello in cui ci si deve sentire responsabili per il futuro del nostro Paese”.

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