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Le scorciatoie che abbiamo rifiutato

La tragedia dell'11 settembre, con le sue conseguenze sulla vita di tutti i giorni, ha coinvolto tutti noi, non soltanto gli americani. E il terrorismo resta una realtà in molti Paesi.


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Le circolari della Casa Bianca, nell’ anniversario dell’ 11 settembre, dicono ai funzionari statunitensi che quella tragedia fu di tutto il mondo. La solidarietà arrivò in effetti immediata e vastissima, ma l’ onda di simpatia venne indebolita dalle bugie della guerra in Irak. E dagli abusi di Abu Graib e di Guantanamo.
I veri amici sanno essere vicini nell’ ora difficile ma anche dire le verità sgradevoli. Così quella tragedia ci ha coinvolti davvero tutti. A ricordarci la sorte comune stanno perfino le restrizioni e i controlli sperimentati ogni giorno dai viaggiatori che passano l’ oceano. Il terrorismo resta una minaccia ovunque e una spaventosa realtà in molti Paesi. Vogliamo vincerlo con la vigilanza e sconfiggendo le ideologie che lo sorreggono. Esse negano il valore della vita e la dignità della persona. Mandano uomini, donne e bambini a uccidere e a farsi uccidere.

L’ argomento di fondo è che sia lecito, di fronte a una situazione che appare, a chi se ne ritiene vittima, invincibile altrimenti, ricorrere a qualunque mezzo. Così fecero i terroristi in Italia i cui confusi comunicati enunciavano la guerra al regime capitalista: tuttavia siamo riusciti ad affrontarli e a vincerli con l’ uso della legge e dei processi, che provocò altri delitti contro avvocati e giudici. Ma l’ aver tenuto fermo che la legge non ammette mai la violazione della persona pur nel momento dello sgomento e della tentazione di scorciatoie ha dato alla vittoria una forza diversa.

Le detenzioni arbitrarie, la mancanza di contestazioni precise di accusa, di colloqui con i difensori, veri difensori indipendenti, finiscono invece per legittimare la tortura e gli abusi più tristi. Difficile rimediare, come dimostrano i tentativi di Obama. Ammessa una volta l’ eccezione ai princìpi, certo tremendamente faticosi nelle ore estreme, si perde qualche cosa dell’ anima, si finisce per somigliare in qualche modo al nemico da sconfiggere.

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