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Le parole forti del Papa in difesa della vita


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Parole dure, profetiche e controcorrente quelle di papa Francesco all’ udienza generale di mercoledì 10 ottobre. Forse molti si stracceranno le vesti pensando che esprimano il solito oscurantismo della Chiesa cattolica nei confronti di scelte di “civiltà”. Ma la metafora del “sicario” si innesta su una vibrata difesa della vita nelle sue espressioni più fragili. La domanda allora diventa: ma se c’ è un sicario, c’ è un mandante, come individuarlo? La donna spesso è vittima dello stesso sicario e dello stesso mandante. Il Papa non manca di puntare il dito sul mandante: «Da dove viene tutto ciò? La violenza e il rifiuto della vita da dove nascono in fondo? Dalla paura. L’ accoglienza dell’ altro, infatti, è una sfida all’ individualismo... E che cosa conduce l’ uomo a rifiutare la vita? Sono gli idoli di questo mondo: il denaro – meglio togliere di mezzo questo, perché costerà –, il potere, il successo. Questi sono parametri errati per valutare la vita. L’ unica misura autentica della vita qual è? È l’ amore, l’ amore con cui Dio la ama!».

Potrebbe sembrare deresponsabilizzante, al contrario è un richiamo forte all’ etica della responsabilità, che individua in “strutture di peccato” l’ origine di questo male e del rifiuto della vita che qui si manifesta. Si tratta di un appello sociale, politico e culturale perché abbia a prevalere la “civiltà dell’ amore” cui ci richiama il Vangelo e il sogno dell’ ormai san Paolo VI.

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