Le finanze vaticane e la legge di papa Francesco


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Papa Francesco ha fretta. Non vuole sprecare un briciolo di tempo per adeguare le strutture della Curia Romana e del Vaticano agli standard finanziari internazionali. Il caso di monsignor Scarano, soprannominato “don Cinquecento Euro”, arrestato recentemente dalla magistratura italiana e definito “consumato criminale” (ma un giudice non dovrebbe aspettare il terzo grado di giudizio prima di definire così una persona incensurata in un atto giudiziario?). Tuttavia questi episodi lo hanno convinto a completare il processo di riforme con risolutezza.

Il Papa sa bene che la credibilità di una “Chiesa povera per i poveri” si gioca anche sulla trasparenza e la correttezza e che non possono essere accettate dai fedeli e dall’ opinione pubblica mondiale eccessiva indulgenza
, distorsioni, mala gestio, eccezioni o approssimazioni dalll’ ente finanziario che sorregge il governo della Chiesa. E così, in una Roma agostana e un po’ svuotata (ma non troppo) segna l’ ennesimo tappa in direzione della trasparenza.
L’ ultima legge Motu Proprio “per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e della proliferazione di armi di distruzione di massa” rinnova l’ impegno del Governo della Chiesa su questo fronte, ma si inserisce nel solco di un’ azione già intrapresa da anni, a cominciare dal suo predecessore Benedetto XVI, che già nel 2010 aveva istituito un’ Agenzia d’ informazione finanziaria, presieduta dal cardinale Attilio Nicora e diretta dallo svizzero René Brulhart, per sovrintendere alla finanza vaticana. Di fatto la nuova legge rafforza i poteri dell giovane Agenzia e ne estende i poteri di supervisione su tutti i dicasteri della Curia, le onlus con sede in Vaticano e tutti gli organi amministrativi e finanziari che operano alle dipendenze dello Stato più piccolo del mondo.

Uno dei metodi per garantire i controlli è certamente quello di rendere “plurali” i controlli, evitando l’ accentramento di funzioni così sensibili nelle mani di una persona sola. Ed è quello che ha fatto il Papa istituendo il Comitato di Sicurezza Finanziaria, con lo scopo di «coordinare le autorità competenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano in materia di prevenzione e di contrasto del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e della proliferazione di armi di distruzione di massa». 
Se a tutto questo si aggiunge la recente decisione di scambio di informazioni bancarie di a questo punto si può dire che il Vaticano disponga di uno dei sistemi di trasparenza e di normative antiriciclaggio se non all’ avanguardia certamente tra le più aggiornate e al passo coi tempi.

 

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