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Lampedusa, sbarco infinito

Continua l'esodo. Il Papa ha detto: non voltatevi dall'altra parte. Ecco perché, tra l'altro, occorre abolire il reato di clandestinità.


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Papa Francesco a Lampedusa invitava a non voltarsi dall’ altra parte davanti ai profughi inghiottiti dal mare. Era appena un mese fa. Gli sbarchi continuano, spesso a seguito di drammatici salvataggi, Lampedusa affronta da anni l’ ossimoro della sua emergenza quotidiana. E proprio sulla parola emergenza punta il dito il sindaco dell’ isola, Giusi Nicolini: «Bisogna farla finita con questa politica dell’ emergenza», dice, «sono anni che lo vado dicendo. Lampedusa può fare benissimo, come ha dimostrato in ogni emergenza, il primo soccorso; ma serve una vera politica dell’ accoglienza e dell’ integrazione. Questi migranti sono profughi, gente che scappa dalle guerre, non possono essere rimpatriati, devono essere accolti, bisogna rivedere l’ intera normativa sull’ immigrazione».

Il caso Italia, tra intemperanze leghiste e problemi reali, fa riflettere anche l’ Europa. Nel definirsi, in un’ intervista all’ Ansa, «Rattristata» nel vedere come il ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge sia stato bersaglio «di commenti razzisti incredibilmente offensivi e ingiustificabili», il commissario Ue agli Affari interni, la svedese Cecilia Malmstrom, mostra di aver chiaro il concetto che Lampedusa che non può essere lasciata sola ad affrontare un’ emergenza che in quanto “geografica” è destinata a durare. E con essa i problemi, anche di ordine pubblico, che l’ emergenza permanente comporta, se è vero che il Centro di prima accoglienza di contrada Imbriacola, a fronte dei 250 posti disponibili dopo l’ incendio di due anni fa, accoglie al momento 800 migranti.

Malmstrom esprime «ammirazione» per le autorità locali e la gente di Lampedusa e riconoscendo che «non ci si può aspettare che l’ isola continui tutto questo buon lavoro da sola, auspica che «tutti gli sforzi intrapresi a livello Ue funzionino per dare sollievo».

Ricorda come un'efficace politica migratoria si debba basare su «condivisione delle responsabilità e vera solidarietà», e sottolinea come questa sia «troppo spesso assente tra gli stati membri» dell’ Unione Europea. «Ho piena comprensione», spiega ancora Malstrom, «dei problemi che affrontate e sono sicura che il Governo sta cercando di fare del suo meglio per trovare risposte adeguate. Nel farlo è essenziale che sia all’ altezza dei suoi obblighi in tema di diritti umani e dei migranti, e rispetti in pieno le leggi Ue». Ricrorda che la tutela dei diritti umani, la protezione internazionale e il pieno rispetto del principio di non respingimento «sono principi fondamentali». E fa notare che «Proprio su questo punto l'Italia ha ancora strada da fare».

Probabile che non sarà il tenore del dibattito di questi giorni (banane incluse) a farle cambiare idea.

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