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La sorella di Chiara Corbella: «Amava il Vangelo e non temeva la morte»

L’ intenso racconto di Elisa, la sorella della Corbella. «Dopo aver perso i primi due figli ha rifiutato le cure per avere il terzo. Sono stata con lei sino alla fine, quando si è lanciata tra le braccia di chi, in cielo, lei conosceva da anni. Ti ascoltava con una predisposizione che sembrava venire dallo Spirito Santo. Far conoscere il suo esempio è una grazia»


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«In mia sorella Chiara ho visto vivere il Vangelo e oggi che lei non c’ è più la risorsa più grande è vedere i frutti che hanno seguito la sua scelta». È animata da grande serenità Elisa Corbella, 37 anni, la sorella maggiore della giovane per cui è stato aperto il 21 settembre scorso a Roma il processo di beatificazione. Vissuta in santità e mancata a 28 anni dopo aver rimandato le cure del cancro diagnosticato al quinto mese di gravidanza per proteggere il suo bambino, «Chiara» racconta Elisa, «è stata serena fino alla fine e questo ci ha permesso di specchiarci e nutrirci della sua tranquillità».

La incontriamo a Rho, vicino a Milano, dove vive con il marito Ivan Ruscio di 38 anni e i tre figli, Sara di 2 anni e Samuele e Chiara di 4. Un nome, quest’ ultimo, che non è stato dato in “memoria di”: «Non volevo che portasse sin da piccola tutta questa responsabilità». Anche perché, nella realtà, Chiara vive e cammina sulle gambe dell’ eccezionalità della sua esperienza. Sul sito on line che porta il suo nome si moltiplicano le richieste di conforto, preghiera e protezione, e non solo per le malattie, ma anche per i problemi di coppia. «Una vicinanza agli altri che scaturiva dalla sapienza; una sapienza dovuta alla sua vicinanza a Gesù, quella per cui riusciva a darti un incoraggiamento su qualunque cosa» ricorda Elisa. «Chiara che voleva farti sapere che c’ era, che ti ascoltava e ti stava a fianco qualunque fosse il problema. Con la predisposizione di chi è ispirato dallo Spirito Santo».

Chiara che vive e cammina con le gambe della sorella che, mamma di professione, si fa voce della sua testimonianza con un tour fitto di date in giro per il Nord Italia. «Quando ho saputo che Chiara era terminale mi è crollato il mondo addosso. Proprio in quel momento io e Ivan, dopo un anno di fidanzamento, avevamo iniziato a progettare la nostra vita a due. Lei, con la sua solita generosità, mi disse di andare e seguire la mia vocazione. Fu così che per qualche mese feci avanti e indietro tra Milano e Roma finché le condizioni non si aggravarono. Decidemmo a quel punto di vivere tutti insieme gli ultimi tre mesi di Chiara. Per me oggi portare in giro la sua testimonianza è una Grazia perché mi aiuta a ricordare la bellezza di quei momenti».

Ivan, che nella vita fa il fotografo e nel tempo libero la sostiene e accompagna con tutta la famiglia: «Ho conosciuto Chiara ed Enrico ad Assisi a Capodanno del 2010 all’ inizio del mio percorso di conversione. Testimoniavano la morte di Maria Grazia Letizia a cui avevano diagnosticato un’ anencefalia. Ma loro avevano deciso di portare avanti la gravidanza lo stesso». Mezz’ ora dopo il parto, infatti, la bambina salirà al cielo e il funerale verrà vissuto con la stessa pace che aveva accompagnato i mesi di attesa per la nascita.

In quel momento Chiara ed Enrico Petrillo aspettavano Davide Giovanni, a cui non sapevano che sarebbe poi stata diagnosticata una grave malformazione viscerale alle pelvi con assenza degli arti inferiori. Anche lui morirà poco dopo essere nato, il 24 giugno 2010. «Era così bella e piena di vita quella coppia», ricorda Ivan, «che ho pensato: “Anch’ io voglio vivere di quell’ amore lì”». L’ incontro con Elisa avviene in Terrasanta: «Sostituiva Chiara che nel frattempo aveva scoperto di essere malata e non era potuta partire. Ci siamo fidanzati subito e al ritorno abbiamo reso Chiara ed Enrico subito partecipi della nostra unione. Oggi vivere gli incontri con i nostri figli è per noi come per la Messa della domenica. Se non fossimo tutti insieme perderebbero di significato». Per loro e per chi li ascolta, per cui la presenza della famiglia è una testimonianza nella testimonianza. Perché zia Chiara esiste nella vita di tutti e anche dei suoi nipotini: «Come una persona presente nella realtà di tutti i giorni» racconta Elisa. «E la ritrovano nelle immagini di lei che sono ovunque».

A partire dai muri di casa e in un angolo speciale in sala dove c’ è il suo viso sorridente accanto al Vangelo, una comunione che ha vissuto fino alla fine: «Le ho visto fare un salto verso il Cielo come se si fosse lanciata nelle braccia di qualcuno che conosceva da anni» sorride Elisa.

«Con la stessa fiducia con cui ha lasciato che i primi due figli tornassero a Lui, la stessa che l’ ha accompagnata anche quando è toccato a lei salutare il marito e il figlio Francesco. Chiara che per prima con la sua vita ci ha dato la certezza che c’ è “un continuo”, che chi è nato non muore mai».

Foto di Fabrizio Annibali, originariamente pubblicato il 01/02/2019

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