Immagine pezzo principale

Dossier bambini iperattivi

C’ è molta confusione sul termine. Come capire se un bambino è semplicemente vivace oppure iperattivo. La polemica sulle cure farmacologiche.


Pubblicità

La polemica sull'uso di farmaci nella cura della Sindrome di disattenzione e iperattività (Adhd) continua. Un recente studio ha messo in luce un nuovo e interessante aspetto. Alcuni ricercatori hanno rilevato che nei bambini affetti da questa incapacità di attenzione i premi e gli incentivi possono avere lo stesso beneficio dei farmaci. Si tratta dei risultati di un recente studio condotto dall'università inglese di Nottingham e pubblicato sulla rivista Biological Psichiatry.

La ricerca conferma una posizione che parte della comunità scientifica sostiene ormai da anni riguardo il comportamento iperattivo e la capacita di concentrazione di certi bambini e cioè che si possono ottenere riscontri positivi e "contenimento" del comportamento non solo con il discusso trattamento psicofarmacologico (di cui si temono potenziali effetti collaterali anche gravi) ma con strategie pedagogiche come quella della ricompensa a breve termine.

In pratica la medicina e il premio (in seguito a stimoli positivi) risultano avere la stessa efficacia. Quindi meglio orientarsi verso la seconda e più umana soluzione ed evitare il ricorso alla "chimica".

Luca Poma, portavoce del comitato per la farmacovigilanza pediatrica Giù le Mani dai Bambini - ha dichiarato che questo "dimostra per l'ennesima volta che esistono risposte al disagio dei bambini valide ed efficaci e soprattutto prive di effetti collaterali. Un appelloall'Istituto Superiore di Sanità e all'Agenzia del Farmaco: è ora che la sanità pubblica in Italia torni a investire sulle persone e sulle competenze, senza cercare 'facilì scorciatoie chimiche".

Grande è il fascino di Gian Burrasca e dei suoi numerosi "colleghi", cioè dei rivoltosi che non accettano le regole, spesso incomprensibili, del mondo degli adulti. Quando si tratta di personaggi immaginari ci piace identificarci in questi bambini indomiti, furbi e intelligenti, a volte capaci, a modo loro, di lottare contro le ingiustizie e smascherare le ipocrisie.

Molte piccole pesti ci hanno allietato dal grande e piccolo schermo. Il capostipite Pinocchio, asino e ribelle, è amato al punto da vantare numerosissime trasposizioni cinematografiche (l'hanno celebrato Comencini, Benigni, Walt Disney e la recente fiction Rai diretta da Alberto Sironi). Fantasiosa e forzuta è Pippi Calzelunghe, creatura della scrittrice svedese Astrid Lindgren, la cui serie Tv è attualmente sul canale Sky DeAKids. Tutta sola a Villa Villacolle, Pippi affascina gli amici con giochi pericolosi, fa disperare la maestra, le mamme degli altri bambini, ha la meglio sui poliziotti e sui ladri e su tutti i prepotenti. Stessa autrice per Emil, il biondo monello che ogni volta che combina una marachella finisce in castigo nella legnaia a intagliare una statuetta nel legno. I più piccoli ricordano sicuramente Macaulay Culkin alias Kevin di Mamma ho perso l'aereo. Dimenticato dai suoi a casa, resiste da solo vivendo di trasgressioni (cibo spazzatura e Tv accesa tutto il giorno) e riuscendo, alla fine, a catturare gli sciocchi banditi. Anche l'apparentemente dolce e gentile Matilda, nata dalla penna di Roald Dahl e resa celebre dal film Matilda sei mitica di Danny De Vito, non teme gli adulti e neppure l'odiosa direttrice della scuola. Ultimo arrivata, ma amatissimo in Francia da generazioni è il Piccolo Nicolas, uno dei personaggi letterari più amati da generazioni di bambini d'oltralpe e ora sul grande schermo con un bellissimo film adatto a tutta la famiglia.

Ma se li incontriamo nella vita di tutti i giorni sappiamo riconoscerli eapprezzarli? Forse vivono in casa con noi o sono amici dei nostri figli. Nella realtà non sempre sappiamo gestire o apprezzare la loro vivacità,anche se accompagnata da candore e simpatia. Genitori e insegnanti hanno il compito di distinguere ed esaltare le doti del bambino vivace, e allo stessotempo di capire quando il suo comportamento valica la buona educazione, maanche di comprendere per tempo quando la sua iperattività è sintomo di undisturbo (per fortuna molto raro) da segnalare agli specialisti.

Può capitare che dalla scuola venga segnalato che un bambino sia "iperattivo". C'è tuttavia molta confusione sul termine. Come capire se un bambino è semplicemente vivace oppure iperattivo? Sciogliere questo dubbio sarebbe di grande aiuto a tanti genitori, spesso confusi e disorientati. «Per "iperattività" si intende un esercizio eccessivo e incontrollato dell'attività motoria (gli esperti la chiamano Disturbo da deficit di attenzionee iperattività)», spiega Dolores Rollo, docente di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione all'Università di Cagliari. «Per questo i bambini si mostrano costantemente disattenti, iperattivi e impulsivi».

E, quindi, sono quasi sempre in azione, si stancano di un impegno dopo pochi minuti e spesso non riescono a pensare prima di agire. «In realtà, di tutti i bambini segnalati dagli insegnanti per un livello di attività e disattenzione eccessivo», precisa l'esperta, «solo una piccola parte presenta questo disturbo». Difatti, «sono diversi i sintomi di cui bisogna verificare la presenza per avere una diagnosi sicura», sottolinea sempre la Rollo. Non va dimenticato, inoltre, che «rispetto al bambino vivace, di solito ben accetto dai compagni, nel piccolo iperattivo le difficoltà di comportamento causano problemi scolastici, conflitti familiari e impedimenti nel costruire buone relazioni. La conseguenza immediata è il rifiuto da parte dei compagni e anche degli adulti».

A tal proposito, numerosi esperti suggeriscono di "placare" questa smisurata turbolenza attraverso una terapia farmacologica. Ma è davvero utile, oppure è solo un tentativo per "sedare" gli eccessi dei piccoli che gli adulti non sono capaci di tenere a bada? In Europa le linee guida cliniche raccomandano l'uso dei farmaci nei casi più gravi, sotto controllo medico. Ma «i farmaci non sono pozioni magiche che annullano il disturbo. Infatti, agiscono sui sintomi, cioè sui problemi del comportamento, ma non sulle cause, e possono avere effetti collaterali», chiarisce la docente. I genitori si imbattono quasi sempre in un sentiero impervio: non è facile individuare la strada ottimale capace di tutelare la salute dei loro figli. «Dovrebbero essere informati in modo chiaro sui rischi dell'iperattività e sui diversi trattamenti psico-educativi che possono sostituire e/o accompagnare l'eventuale terapia farmacologica», suggerisce la psicologa. Inoltre, vanno incoraggiati a capire ciò che accade prima, durante e dopo il comportamento inadeguato:«Solo così possono coinvolgere i figli in azioni positive e collaborative, più che oppositive e punitive».

Anche gli insegnanti, «possono usare diverse strategie per contenere l'iperattività (utilizzarla come premio) e per diminuire la richiesta diattenzione (frazionando i compiti) e possono soprattutto creare un clima difiducia». E quando, nella maggior parte dei casi, si tratta semplicemente di un bambino  vivace? «Bisogna comunque evitare sia la costrizione che lapunizione. La vivacità è sicuramente un punto di forza (non a caso igenitori ne vanno fieri) che andrebbe valorizzata. Il genitore di un bambino vivace potrebbe aiutarlo a considerare le sue altre forme  di comportamento, prendendo come esempio i bambini più calmi. La stessa cosa potrebbero fare le insegnanti, facendo sì che la piccola peste lavori in classe col bambino più tranquillo».
                                                                                               Simone Bruno

Immagine articolo
Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo