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La scuola sull'orlo di una crisi di nervi

Lo scontro tra il ministro Azzolina e i governatori delle Regioni, le nuove disposizioni del Dpcm, la guerra sulle percentuali della didattica a distanza nelle secondarie. Alunni a casa ma docenti obbligati a rimanere in classi vuote collegati via Internet


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Lo scontro tra il ministro dell’ Istruzione Lucia Azzolina e i governatori delle Regioni è quanto di peggio potesse accadere alla scuola italiana. Come è possibile avere pareri discordi su una materia tanto drammatica, basata su dati scientifici, su numeri, quelli della diffusione del Covid, con la curva epidemiologica che non si piega? Eppure è proprio così. Il ministro Azzolina (appoggiato dal presidente dell’ Associazione nazionale presidi Giannelli, che grida al leso diritto di autonomia scolastica) continua a sostenere che «la scuola non ha inciso nell’ aumento dei contagi», anzi negli istituti, a suo dire, l’ epidemia è addirittura scesa, ma in Campania Vincenzo De Luca la pensa in modo diametralmente opposto. Per lui «la scuola è il più grande vettore di contagio tra le famiglie» e  ha già disposto la chiusura di tutti gli istituti. Anche il presidente Conte sembra andare in questa direzione. L’ ultimo Dpcm dispone la didattica a distanza “almeno” al 75 per cento per «alleggerire il trasporto pubblico» (indiscusso veicolo di contagio) e dunque lascia ai presidi un’ autonomia del 25 per cento. Ma resta intanto invariata la didattica al primo ciclo, dalle materne alle medie, che sarà totalmente in presenza.

Fontana e De Luca fanno parte di due partiti sulle sponde opposte, ma il Covid non ha preferenze politiche, come è noto, e marciano all’ unisono avendo disposto la chiusura di tutte le scuole. Come devono regolarsi i capi di istituto?La ministra furente ha scritto a entrambi, chiedendo massima “collaborazione” per trovare soluzioni che possano tutelare “il diritto alla salute dei cittadini”, ma anche il “diritto allo studio dei nostri studenti”. Fontana ha risposto spiegando che la decisione è stata presa sulla base delle indicazioni del Comitato tecnico-scientifico regionale “stante la grave escalation nella diffusione del contagio”. In Lombardia e in Campania c’ è il pericolo di una diffusione esponenziale dei contagi, con ragazzi che spesso sono asintomatici ma hanno cariche virali potentissime capaci di attaccare il virus senza che i contagiati si accorgano di nulla. C’ è in ballo la salute dei ragazzi, ma anche quella dei loro genitori e nonni, oltre che di insegnanti e personale scolastico, che non sono abbastanza protetti poiché i protocolli non sono chiari. Tra l’ altro il Dpcm parla degli studenti, ma nulla dice dei docenti. Alle superiori ad esempio gli alunni restano a casa, ma i professori sono tenuti a fare lezione “in presenza”, recandosi in istituto e collegandosi dalle cattedre dentro classi vuote. Quanto ai presidi, sono ormai sull’ orlo di una crisi di nervi, tra disposizioni governative, circolari ministeriali, ordinanze regionali e regolamenti autonomi.
Il ministro Azzolina continua a sostenere che il Dpcm del 18 ottobre 2020 «ha previsto indicazioni molto chiare per la gestione delle misure da adottare con riferimento alle istituzioni scolastiche, prevedendo in primo luogo la prosecuzione, in ogni caso, in presenza, delle attività didattiche ed educative della scuola dell’ infanzia e del primo ciclo di istruzione». Indicazioni chiare? Provate a chiederlo a un docente o a un capo di istituto.

 

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