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La protesta di chi ha pagato di più i sacrifici della pandemia

Sobillati dai soliti gruppi populisti e neofascisti esplode la rabbia di chi è stato devastato da un anno di emergenza Covid, a cominciare dai ristoratori e dagli ambulanti. Fino a quando terrà la coesione sociale?


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Tafferugli in piazza Montecitorio tra manifestanti e polizia durante la manifestazione di commercianti e ristoratori per chiedere le riaperture (due poliziotti feriti, sette persone fermate). Blocchi sull’ Autostrada A1. Manifestazioni e proteste a Bari, a Milano, a Napoli. Ieri abbiamo assistito a scene che avevamo già visto e che potrebbero ripetersi in un crescendo sociale dai risvolti imponderabili. E’ infatti esplosa  la rabbia di coloro che stanno pagando più duramente la pandemia dal punto di vista economico. Sono tante le categorie colpite due volte dal Covid, a livello di pandemia e a livello economico: tra questi gli ambulanti, i mercatali, i ristoratori, i baristi, gli istruttori delle palestre, gli esercenti dei negozi di abbigliamento. Ma all’ elenco di questo anello debole possiamo aggiungere tante altre categorie, come i lavoratori dello spettacolo, gli addetti del turismo. Malcontento alimentate dai soliti gruppi populisti e neofascisti, sempre pronti a soffiare sul fuoco dei malumori sociali e sulla disperazione, l’ assenza di mascherina come simbolo, gli slogan populisti e mussoliniani, il braccio teso a rivendicare un passato e un regime dittatoriale torbido che non hanno mai conosciuto nè studiato ma solo orecchiato.

Non è certo la prima volta che assistiamo all’ esplosione di questa rabbia. Ieri l’ Istat ha diffuso gli ultimi dati sulla disoccupazione: in un anno si sono persi 945 mila posti di lavoro e a giugno scadono i termini del blocco dei licenziamenti e l’ erogazione della cassintegrazione Covid. Ieri, ancora una volta, abbiamo assistito a delle avvisaglie. Ma la domanda che si pongono tutti, e per primo il premier Mario Draghi, è «per quanto tempo ancora il Paese resisterà?». Fino a quando si riusciranno a tenere a freno la rabbia e le tensioni di tanta gente che ormai non ce la fa più? Tutto questo spiega il nervosismo del premier nella campagna a rilento dei vaccini e la sua severità nei confronti delle industrie farmaceutiche che non assolvono i loro impegni. Perché non basta assicurare i ristori (che evidentemente non sono adeguati alla situazione) e la cassintegrazione. L’ unico modo per superare la crisi economica provocata dalla pandemia è debellare prima la pandemia. La crisi in questi mesi da dimenticare non è per tutti: ci sono settori, come la logistica o certi settori delle apparecchiature mediche e di protezione  che stanno andando a gonfie vele. E’ necessario che lo Stato sia in grado di redistribuire il peso dei sacrifici, per esempio agendo sugli sgravi fiscali (ieri in piazza qualcuno chiedeva a gran voce un “anno bianco”  delle tasse, ma nei settori in difficoltà le tasse sono state sospese, non cancellate). Inutile aggiungere che l’ apertura indiscriminata, come quella che vorrebbe chi è sceso in piazza, è solo velleitaria quando si registrano ogni giorni centinaia di vittime (solo ieri 421). In questo anno funesto, complice l’ abitudine e la disperazione, abbiamo perso il senso della vita e della morte. Eppure  come qualcuno ha detto -  è come se cadessero due Boeing 777 al giorno.

 

 

 

 

 

 

 

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