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La povertà che ci fa ricchi

"Lo scopo della povertà di Gesù non è la povertà in se stessa. La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo prendere su di sé le nostre debolezze e i nostri peccati", dice il Papa nel suo messaggio per la Quaresima


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È un messaggio che ci «aiuta a mettere a fuoco il concetto di povertà tanto caro a papa Francesco», spiega padre Federico Lombardi alla presentazione del testo preparato da papa Bergoglio per la Quaresima. In sala stampa anche una famiglia - Anna Zumbo, Davide Dotta e i loro figli Giona e Tobia - tornata da Haiti dopo una missione di tre anni e mezzo. Perché il messaggio di papa Francesco ha molto a che fare con la povertà e la condivisione. E traccia una differenza tra povertà e miseria.
Nel suo messaggio per la Quaresima 2014 dal titolo "Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà" il Papa parla della miseria materiale, di quella morale e di quella spirituale e spiega che la «ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito Santo».
Dopo aver insistito sul fatto che la miseria non coincide con la povertà, perché la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà e senza speranza, il Papa sprona a guardare alle miserie dei fratelli, a quanti vivono in una «condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l'acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale».
Non è un discorso poetico o buonista, il Papa chiede che i cristiani si impegnino per far cessare «nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi che, in tanti casi, sono all'origine della miseria», denuncia l'idolatria del potere, del lusso, del denaro che si antepone «all'esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze» e auspica che «le coscienze si convertano alla giustizia, all'uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione».
Ma il Papa parla anche della miseria morale, «che consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato» e che può chiamarsi «suicidio incipiente» quando deriva dalla mancanza di lavoro che priva queste persone della dignità di portare il pane a casa, del diritto all'educazione, del diritto alla salute.
E infine la miseria spirituale, contro cui il Vangelo diventa antidoto. Un Vangelo che ci dice che «Dio è più grande del nostro peccato». E' questo l'annuncio liberante che il cristiano deve dare: «che esiste il perdono del male commesso, che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna».  

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