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"Il mio bimbo di marmo volato nello spazio"

Lo scultore Jago lavora il marmo alla maniera rinascimentale ed è stato chiamto il Michelangelo moderno. Durante una missione, l'astronauta Luca Parmitano ha immortalato la foto di una sua scultura


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Non sono in tanti gli artisti che possono vantare un'opera lanciata nello spazio. Jago è uno di loro. Durante una missione, Luca Parmitano ha immortalato la foto di una sua scultura, un bambino in posizione fetale che fluttua nello spazio. Sullo sfondo si intravede il nostro Pianeta che sembra accogliere il bambino nel suo grembo materno. Una scelta forte e carica di significati simbolici quella di  Jacopo Cardillo in arte Jago. Nasce a Frosinone nel 1987 e ha frequentato il liceo artistico prima e l'Accademia di Belle Arti poi, senza finirla, forse perché la sua vena artistica non poteva attendere l'avallo di un diploma per esprimersi e dar inizio a un percorso personale poliedrico, che coniuga un indiscusso talento a sorprendenti doti comunicative.
Indipendente e amante della sperimentazione, con un piede nel passato e l'altro nel futuro, la sua tecnica artistica raccoglie l'eredità lasciata dai grandi maestri del Rinascimento come Michelangelo, al quale è stato paragonato. Jago, infatti, utilizza un materiale antico, il marmo, per scolpire la contemporaneità. «Posso dire che il mio lessico artistico non fa parte di una lingua morta ma può risultare obsoleto se lo si guarda dalla prospettiva del presente. Faccio un paragone: un quadro di Caravaggio è contemporaneo nella misura in cui ha ancora qualcosa da dire, in tal senso mi prendo la libertà di poter comunicare utilizzando un linguaggio che mi appartiene. Sono le parole, quelle che utilizzo, di un vocabolario emozionale che ancora continua ad esistere», commenta l'artista.
Prima di stabilirsi in Italia, Jago ha esplorato il mondo e ha mietuto numerosi consensi e riconoscimenti nazionali e internazionali, come la medaglia pontificia conferitagli dal Cardinal Ravasi in occasione del premio delle Pontificie Accademie nel 2010, per una delle sue opere marmoree più conosciute dal titolo “Habemus Hominem” che ritrae Papa Ratzinger.
Dopo un periodo newyorchese ha ora trovato cittadinanza a Napoli, più precisamente nel quartiere di Sant'Aspreno ai Crociferi, dove ha realizzato la sua ultima opera ispirata alla Pietà michelangiolesca che sarà esposta fino a febbraio 2022 presso la Basilica di Santa Maria in Montesanto a Roma. Non aspettatevi una semplice riproposizione della meravigliosa scultura realizzata in marmo dal grande Michelangelo Buonarroti; nel fotografare un uomo con il volto straziato che tiene in braccio un giovane senza vita, l'artista dà una lettura in chiave moderna del tema del dolore, a cui nessuno è immune.
L’ installazione della scultura di Jago, rientra nel progetto “Arte e Liturgia” che la Basilica promuove da diversi anni come spazio di confronto fra l’ arte contemporanea e la spiritualità.

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