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«La mia parrocchia devastata da quei violenti infiltrati»

Padre Giuseppe Carmelo, parroco di Santa Lucia a Mare, il quartiere di Napoli teatro della guerriglia le forze dell'ordine: «Hanno rovinato quella che doveva essere una manifestazione pacifica dei commercianti della zona contro il coprifuoco»


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«Doveva essere una protesta pacifica fatta soprattutto dai commercianti in difficoltà e invece su tutti i giornali non c’ è traccia della loro voce. Ci sono solo articoli che parlano di una protesta violenta con una marea di infiltrati che non hanno fatto altro che fomentare una ribellione con scene apocalittiche. Questa non è Napoli». La chiesa di Padre Giuseppe Carmelo, dedicata a Santa Lucia, si trova proprio a pochi passi dal palazzo della Regione. Era quello l’ obiettivo delle tante persone che si sono riversate in strada per protestare contro le misure restrittive intraprese dal governatore De Luca per fermare la diffusione e il contagio del Covid19 (tra cui il coprifuoco, il blocco tra le varie province e la richiesta di un nuovo lockdown).

Un migliaio di giovani “senza mascherina” come spiega ancora padre Giuseppe hanno assediato e circondato le strade che girano attorno a quello che è il “fortino” del presidente De Luca. Lo hanno fatto allo scoccare del coprifuoco. Alle 23 invece di vedere strade deserte e sentire solo il rumore del mare poco distante, padre Giuseppe ha temuto per la sua Napoli. Per le forze dell’ ordine e tutti gli alti operatori che erano in strada. Attraverso i social lui ha reso testimoni oculari anche i suoi followers. «Scene orribili - commenta - emozioni contrastanti tra il “giusto protestare” e la violenza ingiustificata che vanifica ogni motivazione che potrebbe rendere giusta la protesta. Ahimè l’ aria irrespirabile dei lacrimogeni ti arriva al naso e ti senti tutto bruciare dentro, e non riesci a tenere aperti gli occhi. Che tristezza! Stanotte sento il dolore per quello che è successo e per la stupidità di tanti ragazzi senza mascherina alla ricerca dell’ ennesima ebbrezza serale o meglio notturna. Anche questa sera la becera ‘movida’ c’ è stata».

Sí, perché secondo le prime stime delle forze dell’ ordine giù in strada a passare da via Generale Orsini a Via Santa Lucia e viceversa erano più di mille, la maggior parte senza mascherina e tutti molto vicini tra loro. Forse il più grande assembramento che si è verificato da inizio pandemia. Un assembramento che adesso tutti sperano non si trasformi nel più grande focolaio. «Sembra che il problema iniziale, quello fondamentale, quello che non dobbiamo mai perdere di vista ovvero la salute delle famiglie sia stato dimenticato - continua padre Giuseppe - non possiamo nascondere le criticità  le difficoltà sociali ed economiche che porterà una nuova chiusura. Durante il lockdown di primavera la nostra chiesa ha provveduto ad aiutare circa 350 famiglie e adesso già provati dai mesi scorsi il rischio è che la povertà si ingigantisca». Ma ci sono anche altre scene che padre Giuseppe evidenzia e riconosce come l’ ennesimo fallimento di una città che fa di tutto per far conoscere le sue eccellenze nel mondo: «I giovani che si facevano i selfie davanti ai cassonetti incendiati come se fossero trofei ci riporta al problema dell’ educazione delle nuove generazioni. Questa non è civiltà». Il bilancio della protesta è di tre persone ferite, tutte appartenenti alle forze dell’ ordine e due arresti della Digos effettuati tra coloro che si sarebbero scagliati contro le camionette della squadra mobile e dei militari che cercavano di contenere la manifestazione.

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Don Giuseppe Carmelo.
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