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La fragilità che diventa forza

A una settimana dall'incontro con il Movimento Apostolico Ciechi e con la Piccola Missione per i Sordomuti, le parole del Papa continuano a risuonare nei cuori di chi è più debole.


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«Per noi è stato un grande incoraggiamento. A distanza di giorni continuiamo a sentire nel nostro cuore la forza delle parole del Papa. Questa udienza privata è un evento unico nella storia dei Sordi, è stata per tutti un'occasione per poter incontrare da vicino il Santo Padre e far conoscere al Papa la realtà dei Sordi». Il presidente della Piccola missione dei Sordomuti, Giuseppe Petrucci, sottolinea che questo incontro ha «ricordato al mondo come anche nella professione della fede i sordi incontrino difficoltà a causa delle barriere della comunicazione». Incontrandoli, insieme con il Movimento apostolico ciechi, il Papa è tornato a parlare della cultura dell'esclusione. Ricordando sia l'emarginazione della Samaritana che quella del cieco nato considerato colpito dalla punizione divina, papa Francesco ha sottolineato che «Gesù rifiuta radicalmente questo modo di pensare - che è un modo veramente blasfemo! - e compie per il cieco "l’ opera di Dio", dandogli la vista. Ma la cosa notevole è che quest’ uomo, a partire da ciò che gli è accaduto, diventa testimone di Gesù e della sua opera, che è l’ opera di Dio, della vita, dell’ amore, della misericordia. Mentre i capi dei farisei, dall’ alto della loro sicurezza, giudicano sia lui che Gesù come "peccatori", il cieco guarito, con semplicità disarmante, difende Gesù e alla fine professa la fede in Lui, e condivide anche la sua sorte: Gesù viene escluso, e anche lui viene escluso».
Tutto ciò ci dice delle culture opposte: «quella dell’ incontro e la cultura dell’ esclusione, la cultura del pregiudizio, perché si pregiudica e si esclude. La persona malata o disabile, proprio a partire dalla sua fragilità, dal suo limite, può diventare testimone dell’ incontro: l’ incontro con Gesù, che apre alla vita e alla fede, e l’ incontro con gli altri, con la comunità. In effetti, solo chi riconosce la propria fragilità, il proprio limite può costruire relazioni fraterne e solidali, nella Chiesa e nella società».

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