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La fame in una zona di guerra

Save the Children: 2 milioni di bambini in Siria combattono ogni giorno "un'altra guerra", quella contro malnutrizione e denutrizione


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"Questo è un messaggio da parte della popolazione siriana ai leader del mondo. Ho 13 anni e sono siriano. Mi chiamo Ali. Voglio parlarvi della tragedia che stiamo vivendo in Siria." Queste parole si trovano in calce al rapporto di Save the Children, "La fame in una zona di guerra", presentato il 24 settembre a New York, per lanciare un forte appello in occasione dell'apertura dei lavori dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

"Per favore, per favore, per favore. Aiutateci." conclude Ali. L'indagine di Save the Children è costruita intorno alle testimonianze e ai racconti di chi, come Ali, subisce sulla propria pelle le conseguenze del conflitto.

Come Ali, purtroppo, sono centinaia di migliaia le persone affette da malnutrizione o da grave malnutrizione: nelle città di Damasco, Aleppo, Homs e Idleb, circondate e assediate, ci sono almeno 2 milioni di persone – la metà bambini – senza accesso al cibo e con la paura che l'acqua che bevono sia avvelenata. Nelle sole aree rurali di Damasco, un bambino su 20 è malnutrito e il 14 per cento è già affetto da malnutrizione grave.

Dopo 2 anni e mezzo di guerra civile, l'economia del Paese è andata in frantumi: si stima che l'indice di sviluppo umano sia regredito di 35 anni e che quasi 7 milioni di siriani siano caduti in una condizione di povertà dall'inizio del conflitto. La produzione di grano è più che dimezzata, mentre il costo degli alimenti è balzato alle stelle, tanto che anche chi ha ancora un lavoro non riesce più ad acquistare cibo a sufficienza per sé e la sua famiglia, a causa dell'inflazione galoppante: secondo le rilevazioni che è stato possibile effettuare, si trovano in questa condizione il 40 per cento delle famiglie.

Quale possibilità di scelta esiste tra il morire di fame e il rischio di essere colpito da un cecchino o da un'esplosione? Nelle tante testimonianze raccolte, i bambini hanno raccontato spesso di essere stati costretti a sopravvivere con un piatto di legumi o un pezzo di pane, per giorni, rinchiusi nelle cantine con le loro famiglie per cercare riparo dalle esplosioni.

Per centinaia di migliaia di famiglie, la fuga è stato l'unico modo per sopravvivere. "C'erano momenti in cui eravamo circondati, cadevano le bombe, non c'era cibo per me e per i miei fratellini, stavamo nascosti mangiando un pomodoro e mezzo a testa al giorno, per giorni", ha raccontato Sami, 12 anni.

"Altre volte la mamma trovava un po' di farina e faceva del pane, perché quello che vendeva una macchina che passava ogni tanto era troppo caro per noi. Ci siamo addormentati con la fame molte volte".

Sami e la sua famiglia sono fuggiti in Libano un mese fa: prima di varcare la frontiera, si sono spostati più volte all'interno del territorio siriano in cerca di un luogo sicuro, finendo spesso per nascondersi dove capitava. Anche in una tubatura delle fogne.

"Il prezzo del cibo era raddoppiato, latte, pane, tutto era troppo caro per noi", ha riferito Jinan, madre della piccola Siba di 3 anni. "I bambini erano sempre affamati e senza cibo hanno iniziato ad ammalarsi".

"Non c'è più spazio per discussioni o tentennamenti", conclude Valerio Neri direttore generale di Save the Children Italia. "I bambini della Siria non devono patire la fame: è evidente a tutti la necessità assoluta di un accesso umanitario sicuro a tutte le aree del Paese". Save the Children, quindi, rivolge un forte appello all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, perché la priorità sia rappresentata dall'organizzazione e distribuzione di aiuti umanitari, in condizioni di sicurezza, efficenza e senza lungaggini burocratiche.

Intanto, mentre la comunità internazionale si interroga sul da farsi e appare divisa come non mai, indaga sull'uso di armi chimiche, minaccia e ritratta azioni punitive, lascia spazio ai tira e molla tra falchi e colombe, in Siria si continua a morire e non c'è posto, nella gente comune, per simili sofismi. L'unica domanda che padri, madri e figli si pongono è: "Come farò oggi a sopravvivere?".

Il Rapporto di Save the Children "Hunger in a War Zone" può essere scaricato integralmente dal sito: www.savethechildren.it

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©Save The Children
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