La curia: «Una forzatura bella e buona».

«La lettera del prefetto non ha bisogno di commenti», ha dichiarato monsignor Giovanni Silvagni «l’ istituto del matrimonio civile ha un suo profilo specifico che riteniamo debba essere salvaguardato».


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Questa volta la presa di posizione della Curia di Bologna è durissima. Dopo la lettera del Prefetto Ennio Mario Sodano, che ha chiesto al sindaco Virginio Merola un passo indietro sulla vicenda della trascrizione nel registro delle unioni civili dei matrimoni omosessuali contratti all’ estero, e il successivo “vado avanti” del primo cittadino, è intervenuto senza mezzi termini monsignor Giovanni Silvagni, vicario generale della Curia.

«La lettera del prefetto non ha bisogno di commenti», ha dichiarato rispondendo alle domande dei cronisti ai margini della Tre Giorni del clero bolognese , «l’ istituto del matrimonio civile, condiviso da tutta la collettività e nel quale si riconoscono tante religioni e culture diverse, ha un suo profilo specifico che riteniamo debba essere salvaguardato e non alterato con operazioni che assomigliano più a colpi di mano e a forzature che non a un’ effettiva maturazione di coscienza e responsabilità».

Quando si affronta il tema del matrimonio tra persone dello stesso sesso e quello delle adozioni da parte di coppie omosessuali bisogna tener conto che si tratta di «temi molto delicati», ha aggiunto, «per questo dispiace che vengano trattati a colpi di slogan con un approccio un po’ ideologico».
A questo punto è arrivato l’ affondo.

«La violenza, la fretta e l’ approssimazione sono sempre cattive consigliere, nel momento in cui si vanno a toccare dei valori che sono di tutti, imponendo in fondo un pensiero un po’ debole e poco maturo”, ha concluso il vicario, mettendo in chiaro che “non si tratta di un problema che riguardi solo i cattolici, visto che si parla di matrimonio civile: se entriamo in questi argomenti è quindi perché ci interessa il bene di tutti».

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