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La Chiesa non ha paura di camminare nella storia

I lavori volgono al termine. Si può tentare un primo, sommario bilancio: le opinioni diverse, anche i contrasti e i conflitti, sono positivi se non chiudono porte e intralciano cammini. Anche al Concilio si confrontarono due linee, se non di più. Poi, alla fine... Il ruolo del Papa e il primato del Vangelo.


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Le relazioni dei circoli minori danno l’ impressione che, come direbbe Bartali, è tutto sbagliato, tutto da rifare. Invece no. Ci sono posizioni diverse, a volte contrastanti. Ci sono i rigoristi per i quali la dottrina è immutabile, ci sono gli aperturisti, che, basandosi sull’ esperienza pastorale, chiedono un cambio di passo sulla Comunione ai divorziati risposati a certe condizioni, parole nuove sulle unioni di fatto, comprese quelle omosessuali, e infine ci sono quelli che tentano mediazioni spiegando che o si torna al Vangelo oppure non si esce dall’ impasse dallo scontro all’ ok corral. Il Papa per ora non si pronuncia. Eppure si sa da che parte sta: dalla parte del Vangelo. Gesù quando incontra l’ adultera davanti a chi invoca la legge di Mosé non giudica, ma le dice di andare e non peccare più. La misericordia insomma non è mediazione tra dottrina e pastorale, ma è altro e non solo un punto di equilibrio.

In altre parole la misericordia non è valore negoziabile o non negoziabile, dipende dai punti di vista, ma è il modo di ragionare nuovo che una persona Gesù ha introdotto con i fatti nella dottrina. Tornare al Vangelo è il metodo del Concilio. Ed è quello che ha permesso al Concilio di non finire in una rissa tra conservatori e progressisti. Il vero dibattito al Sinodo così si intreccia, al di là di tutti i punti in questione, sul Concilio, il quale non ha votato decreti, non ha stabilito norme, ma è riuscito nell’ impresa di rendere il Vangelo più vicino alla gente e la Chiesa non dirimpettaia della storia. Sappiamo che non è stato facile, come non sarà facile al cammino sinodale stabilito da papa Francesco nell’ arco di due anni. Non si tratta neppure qui di stabilire norme e regole, ma di modulare con parole nuove il Vangelo di Cristo.

Lo dice con chiarezza il titolo del Sinodo: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’ evangelizzazione”. Le opinioni diverse, anche i contrasti e i conflitti, sono positivi se non chiudono porte e intralciano cammini, con fughe indietro o con fughe in avanti. Il metodo storico-critico come ermeneutica della Tradizione, che ha permesso al Concilio di dire parole nuove sulla dottrina (Lumen gentium) e sulla pastorale (Gaudium et spes) sta alla base della svolta del Sinodo da qui all’ anno prossimo. C’ è una resistenza, ma il solo fatto di aver discusso così appassionatamente in queste settimane e di averlo fatto pubblicamente (anche se forse era meglio pubblicare per intero gli interventi dei padri sinodali che lo avessero voluto) dice già una cosa importante e cioè che la Chiesa non ha paura di camminare nella storia.

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