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L'India proroga il suo gigantesco lockdown

Il governo Modi estende fino al 3 maggio le limitazioni di movimento per 1 miliardo e 300 milioni di persone. Pesanti conseguenze per l'economia e per i più poveri.


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“Se non sapremo capaci di gestire i prossimi 21 giorni, noi torneremo indietro di 21 anni”. Così il 24 marzo scorso il primo ministro indiano  Narendra Modi annunciava al paese l’ inizio di un periodo di chiusure e  limitazioni degli spostamenti della durata di 21 giorni allo scopo di contenere la pandemia da coronavirus. Una sfida immensa per una paese di 1 miliardo e 300 milioni di abitanti. Adesso il premier ha deciso di prorogare il lockdown fino al 3 maggio, una decisione che era già stata decisa autonomamente da alcuni stati della federazione. Significa che resteranno aperti solo i negozi che vendono generi di prima necessità (alimentari e farmacie), anche i trasporti sono limitati a pochi casi eccezionali, tutti i treni e gli aerei sono stati sospesi.

Nei giorni del blocco totale del Paese, la polizia pattuglia le strade per controllare che l'isolamento venga rispettato. E per chi trasgredisce sono previste punizioni fisiche, come fare piegamenti sulle gambe (squat) e flessioni per la strada davanti ai poliziotti. In alcuni casi i poliziotti indossano dei caschi che ricordano la forma del coronavirus.

Finora, secondo i dati ufficiali, in India si registrano 8.988 casi di contagi da COVID-19 e  i morti sono 339. Numeri che sembrano limitati in un paese densamente popolato, dove non sempre diventa facile (soprattutto nelle aree più povere) rispettare il distanziamento sociale, con un sistema sanitario pubblico con molte carenze. Gli storici della medicina ricordano il tragico precedente della pandemia di influenza “spagnola”, che nei primi anni del Novecento uccise 18 milioni di indiani (il 6 per cento della popolazione indiana di quel tempo). In India il sistema sanitario conosce le eccellenze della sanità privata presenti nel grandi città come Delhi e Mumbai, ma l’ assistenza pubblica soffre di gravi carenze. Nel 2017, ad esempio, un ospedale pubblico a Gorakhpur, vicino al confine con il Nepal, restò senza scorte di ossigeno provocando la morte di 63 bambini affetti da enecefalite.

In questo momento preoccupano soprattuto le conseguenze economiche della pandemia in un Paese dove la crescita dava già segni di rallentamento. I poveri, gli immigrati e chi tira avanti grazie all’ economia informale sono le persone più in difficoltà.  Milioni di indiani hanno già perso il lavoro.

Nei giorni scorsi sono circolate le immagini di centinaia di migliaia di lavoratori giornalieri, che dalle campagne si erano trasferiti nelle grandi metropoli.  Una volta rimasti senza lavoro e con il blocco totale dei mezzi di trasporto, questi lavoratori hanno deciso di tornare a casa. Molti lo hanno fatto a piedi, altri accalcati su mezzi di fortuna, in condizioni potenzialmente favorevoli alla diffusione del contagio.

Ma tutti i settori dell’ economia indiana temono ripercussioni. Si è infatti bloccato  anche il  settore dello spettacolo, in cui spiccano le celebri e popolarissime produzioni cinematografiche di Bollywood. Si calcola che questo settore dia lavoro a un milione di persone, mentre il giro di affari rappresenta il 3 per cento del Prodotto interno lordo.

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