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«Con l'Imu chiudono le scuole»

Dopo le novità fiscali introdotte dal Governo, don Alberto Zanini, Segretario nazionale del coordinamento delle scuole salesiane , lancia un accorato allarme.


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È letteralmente una questione di vita e di morte. Molte scuole gestite con intelligenza e passione da religiose e religiosi rischiano davvero di chiudere se colpite da un ulteriore aggravio di costi per il sistema impositivo Ici/Imu. E' già un bagno di sangue adesso per via dei costi del personale ui si aggiungono quelli, straordinari, per l'aggiornamento tecnologico e la manutenzione delle strutture), il tutto in una contingenza economica che vede una sensibile riduzione di iscritti perché troppe famiglie non riescono a far fronte ai 3.300 euro della retta scolastica.


Dal 1991 al 2008, in 17 anni , hanno chiuso i battenti 4.005 scuole cattoliche di ogni ordine e grado, non per mancanza di iscritti ma per insostenibilità economica. Una procedura d'infrazione avviata presso l'Unione Europea individua nella esenzione dalla tassa sugli immobili un "iaiuto di Stato indebito". La situazione è molto complessa e in molti casi sono le stesse istituzioni ecclesiali ad avere la coda di paglia a causa di situazioni "in zona grigia", ad esempio nel campo della sanità e dell'ospitalità. Il confronto su questa situazione è fortemente condizionato dal permanere dell'attuale sistema 8 per mille, che consente di poter contare su una sicura disponibilità finanziaria e quindi già al primo giro di tavolo i "frati e le suore", le cooperative di docenti e di genitori si ritrovano troppo spesso da soli ad affrontare la difesa di un patrimonio educativo e formativo che tanto ha contribuito " a fare gli italiani".

A ciò si aggiunge l'ipotesi d'inserimento nello "spesometro", in fase di elaborazione da parte di Agenzia delle Entrate, della cosiddetta retta scolastica per la scuola paritaria quale indicatore reddituale alla stregua di un costoso fuoristrada oppure di una villa al mare. Ad oggi sono detraibili le spese veterinarie ma non la retta scolastica per l'educazione dei figli, il ribaltamento del detto evangelico "non si prende il pane dei figli per darlo ai cagnolini...".

Due settimane fa l'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, ha trascorso tutta la giornata presso la scuola salesiana dell’ Agnelli. I bambini della materna lo hanno accolto con un canto e lui ha insegnato “pace nella scuola e nella fabbrica”, tutti battevano le mani. Le elementari hanno schierato una orchestra di flauti, violini e violoncelli e lui ha raccontato la storia della sua vocazione, i 13 anni passati con Papa Giovanni Paolo II a Roma. Ha poi visitato ogni ambiente della formazione professionale, intrattenendosi con gli apprendisti, assaggiando le focacce del corso di gastronomia, ascoltando le spiegazioni dei meccanici d’ auto. Nosiglia è un Vescovo che va in tutte le scuole che lo invitano, che parla di Gesù a tutti quelli che lo permettono. Non distingue scuole cattoliche da scuole statali, la missione è comune, un servizio per i giovani. Il Vescovo di Torino sa che oggi le scuole sono il luogo dove si trovano più giovani. Gli oratori non sono più quelli di 50 anni fa, il punto di riferimento per un quartiere. Ora i giovani li trovi nei centri commerciali, su Facebook o appunto nelle scuole. Perdere le scuole significa perdere il contatto con i giovani a cui proviamo ad annunciare l'Amore di Dio, come ci ha insegnato il nostro amato padre Don Bosco.


I salesiani, oggi, in Italia, hanno 140 Scuole, per un totale di 25.487 allievi e 2.279 docenti, e 52 Centri di Formazione Professionale, con 1.749 corsi, 24.779 allievi e 2.221 formatori. Non sono sono scuole esclusive per ricchi. Se volete trovare i figli di papà andate nei licei del centro di Torino dove i benestanti vanno a scuola con le tasse pagate dagli operai.Davide si è diplomato perito elettronico con il massimo dei voti, da anni non va in vacanza perché i soldi di famiglia servono a pagare la macchina utensile comprata dal padre artigiano meccanico. La scuola cattolica non è uno status simbol per la famiglia di Davide ma una scelta educativa. William ha 21 anni, viene dalla Tanzania, frequenta la terza superiore all’ Agnelli. 5 anni fa vendeva spugnette sulle spiagge di Zanzibar ed ora frequenta la scuola dei salesiani dove è stato eletto presidente della Repubblica degli studenti. Un masai eletto presidente dai bianchi, altro che scuola con la puzza sotto il naso. Chi visita i nostri cortili, le aule, i laboratori non vi troverà solo i "figli di papà", ma soprattutto i figli del popolo e di quanti hanno scelto il nostro Paese per un futuro più dignitoso.

Se davvero è l’ Europa che ci chiede correttezza, andiamo a vedere cosa succede in Europa circa le scuole paritarie come le scuole salesiane.

Belgio: lo Stato paga gli stipendi del personale docente e non docente;

Francia: i contributi dello Stato francese alla scuola non statale variano a seconda del tipo di contratto che la singola scuola stipula con lo Stato, scegliendo fra quattro possibilità: 1) Integrazione amministrativa: lo Stato paga tutte le spese, 2)Contratto di associazione: condizione dello stato: i docenti della scuola non statale devono avere gli stessi titoli accademici degli altri docenti. Conseguenza: lo stato paga gli stipendi degli insegnanti e le spese di funzionamento. 3)Contratto semplice: paga solo lo stipendio degli insegnanti. 4)Contratto di massima libertà: nessun contributo;

Germania: il sistema integrato Stato/Regioni dà alle scuole non statali l'85% del salario degli insegnanti, il 90% dell’ onere pensionistico, il 10% delle spese di funzionamento, il 100% delle riparazioni immobiliari;

Inghilterra: le scuole non statali si chiamano “maintained schools” . Lo Stato paga l'85% delle spese di costruzione e il 100% degli stipendi e delle spese di funzionamento;

Irlanda: a carico pubblico il 90% spese di costruzione, il 100%: scuola dell’ obbligo e l'88% delle scuole superiori;

Lussemburgo: lo Stato paga il 100% di tutte le spese;

Olanda: 1) Scuola dell’ obbligo: 100% di tutte le spese 2) Scuola superiore: sussidi per la costruzione e il funzionamento; 100% di tutte le spese a determinati requisiti di legge;

Portogallo: viene coperto il costo medio di alunno di scuola statale;

Spagna: il 100%.

In conclusione: io direi che sarebbe il caso di cominciare a riconoscere che le scuole paritarie fanno risparmiare allo Stato italiano più di 5 miliardi all’ anno invece che andare ad imporre l’ IMU, direi che sarebbe il caso di allinearsi all’ Europa e di mettere in atto la legge 62 del 2000 cominciando a parlare seriamente di parità economica per le scuole paritarie. Sarebbe il caso di cominciare ad allearsi tra scuole statali e scuole paritarie per trasformare la scuola italiana che è sempre più lontana dai digital nativi, che li cattura sempre meno. La Bocconi mi ha comunicato che ci sono, in Italia, sperimentazioni con pochi confronti al mondo. Nell’ avventura di imparadigitale io trovo serenamente alleati i Gesuiti del Leone XIII dove ha studiato Mario Monti e il liceo statale Lussana di Bergamo, i Salesiani che hanno formato gente come Gian Carlo Caselli. Parliamo di qualità della scuola perché questo ci chiedono gli studenti e le famiglie.

Don Alberto Zanini,
Direttore della scuola salesiana Edoardo Agnelli di Torino,
Segretario nazionale del coordinamento delle scuole salesiane

Immagine articolo
Don Alberto Zanini. Foto di Paolo Siccardi/Sync.
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