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Immigrati, la crisi li allontana

Il Rapporto sulle migrazioni 2011 della Fondazione Ismu fotografa gli effetti della crisi anche sugli stranieri in Italia. Una riduzione dell'86% di chi cerca lavoro nel nostro Paese.


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In tutto il 2010 i nuovi immigrati in Italia sono stati 70 mila, contro i 500 mila in più registrati nel 2009. E' questo il dato più eclatante che emerge dal XVII Rapporto nazionale sulle migrazioni 2011 presentato dalla Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità). La crisi economica ha quindi determinato una brusca frenata nell'arrivo di stranieri in cerca di lavoro e nuove opportunità nel nostro Paese: una riduzione dell'86%.

Negli ultimi otto anni non si era mai verificato un aumento dei flussi così basso: dal 2003 al 2009, infatti, l'incremento medio annuo era stimato in 430 mila unità. Al primo gennaio 2011, in base al Rapporto dell'Ismu, la popolazione straniera presente in Italia è stata stimata in 5,4 milioni di unità, tra regolari e non. Diminuiscono gli irregolari, che sarebbero 443 mila rispetto ai 454 mila di un anno prima. Nello stesso tempo, si è assistito a un maggior radicamento della popolazione straniera presente sul territorio: gli iscritti all'anagrafe sono diventati 4 milioni e 570 mila, con un aumento di 335 mila unità in un anno. Questa crescita dei residenti è dovuta all'iscrizione anagrafica di un buon numero di già regolari, e a un consistente saldo naturale (nati meno morti) di 73 mila unità.

Il 95% degli immigrati provengono dai cosiddetti "Paesi a forte pressione migratoria". I più numerosi sono i cittadini provenienti dalla Romania (1 milione e 111 mila presenti), seguiti dal Marocco (575 mila presenze) e dallì'Albania (568 mila). "Nel 2011 il rallentamento nell'immigrazione sembra destinato a proseguire: nel primo semestre del 2011 si registra un - 12% sul 2010", ha osservato il demografo Gian Carlo Blangiardo durante la presentazione del Rapporto.

Tuttavia, secondo le stime dell'Ismu si prevede che nel 2031 i residenti stranieri saranno 8,5 milioni, quasi il doppio rispetto agli attuali 4,6 milioni. Nel prossimo ventennio si assisterà anche a un aumento di acquisizioni della cittadinanza italiana: l'Ismu prevede che si passerà dalle attuali 50-60 mila concessioni annue a una media annua di 220 mila tra il 2026 e il 2030. Dato che potrebbe aumentare ancora, fino a raggiungere le 257 mila unità annue sempre tra il 2026 e il 2030, se si introducesse lo "ius soli" per i nati in italia.

"In Italia c'è stata una trasformazione da immigrazione di lavoratori a immigrazione di famiglie", ha sottolineato la ricercatrice dell'Ismu Laura Zanfrini durante la presentazione del rapporto 2011. Le famiglie di soli stranieri sono aumentate di tredici volte, passando da 127 mila del 1991 a 1,6 milioni del 2009. A queste si aggiungono 500 mila famiglie miste, per un totale di 2 milioni di famiglie con almeno un membro straniero.

Più della metà risiede al Nord (un terzo del totale al Nord Ovest e circa un quarto al Nord Est). In un caso su tre scelgono di abitare nelle aree metropolitane. Nel 2009 (ultimi dati disponibili) il 15,1% di famiglie di soli stranieri aveva un'abitazione di proprietà, contro il 50% nelle famiglie miste e il 71,6% in quelle composte da soli italiani. Il 20% degli stranieri vive però in condizioni di insufficienza abitativa.

Rileva il demografo Gian Carlo Blangiardo: "Va aiutata la famiglia immigrata, che è il motore della vitalità demografica. Vive infatti una situazione di crisi, a causa di deprivazione e difficoltà soprattutto in presenza di figli. E' importante che si giochino interventi a favore dei nuclei familiari, specie di quelli immigrati". In base agli ultimi dati Istat, infatti, tre famiglie su otto formate da soli stranieri vivono in stato di deprivazione materiale, e la presenza dei figli aumenta il rischio di soffrire di queste difficoltà.

Quanto agli alunni con cittadinanza non italiana, secondo i più recenti dati Miur-Ismu rappresentano il 7,9% della popolazione scolastica: nell'anno scolastico 2010/2011 erano 711.064, e tra essi il 42,1% era nato in Italia. Salgono al 9% nelle scuole primarie, anche se l'aumento più significativo nell'ultimo decennio ha riguardato le scuole secondarie superiori di secondo grado. Gli adolescenti con cittadinanza non italiana si concentrano negli istituti professionali (40,4%) e negli istituti tecnici (38%), seguiti a distanza dai licei (18,7%).

La Lombardia si conferma la regione con il più alto numero di alunni dalla cittadinanza non italiana: il 24,3% di loro (173.051 studenti) sono infatti iscritti in scuole lombarde. Seguono il Veneto con l'11,9% (84.914 studenti) e l'Emilia Romagna con l'11,6% (82.634 studenti).

Gli stranieri rappresentano ormai il 10% degli occupati totali in Italia, e producono il 12,1% del nostro Pil. Tra il primo trimestre del 2010 e lo stesso periodo del 2011, la forza lavoro immigrata è cresciuta di ben 275.895 unità, passando da 1.923.875 a 2.199.770, con un incremento del 14%. Nello stesso periodo, gli occupati italiani sono scesi di 160 mila unità. In particolare, è aumentata la percentuale di lavoratrici immigrate, concentrate nei servizi domestici e di assistenza, che rappresentano comparti meno legati agli andamenti ciclici dell'economia.

E' vero che tra gli stranieri sono aumentati i disoccupati di 17 mila unità, ma è una cifra che appare poco significativa rispetto al contemporaneo aumento di chi ha trovato lavoro. "Il mercato del lavoro italiano continua a registrare molta capacità di assorbimento della manodopera immigrata", ha sottolineato la ricercatrice dell'Ismu Laura Zanfrini."Sono presenti soprattutto in mansioni operaie, non qualificate, e specie in settori con produttività stagnante. Occupano posti rifiutati dagli italiani, e guadagnano in media un quarto in meno dei nostri connazionali: una differenza di salario che cresce ancora di più per le donne".

Ma come vivono gli italiani la presenza di tanti immigrati occupati nel nostro Paese, in tempi di contrazione del lavoro? I dati del Rapporto Ismu, come rileva Laura Zanfrini, dicono che "oltre due terzi degli italiani non pensano che portino via a loro posti di lavoro, e i tre quarti ritengono che svolgano mestieri che noi non vogliamo. Però oggi è al minimo storico, il 39% la quota di italiani che vede gli immigrati come una risorsa economica. Inoltre, per il 60% dei giovani italiani gli stranieri sono un problema soprattutto in riferimento alle opportunità di lavoro. Non era mai successo, i giovani erano sempre stati i più aperti nei confronti dell'immigrazione". Ma i giovani rappresentano la generazione che sta pagando maggiormente l'impatto della più lunga crisi economica del dopoguerra.

In ogni caso, secondo il segretario generale dell'Ismu Vincenzo Cesareo, "la società civile nelle sue diverse espressioni contribuisce in modo rilevante a raccogliere le sfide dell'immigrazione, con numerose iniziative di accoglienza e sostegno, spesso di alto livello. Nonostante i problemi, il veloce arrivo dell'immigrazione in Italia non ha procurato traumi particolarmente forti, proprio grazie all'impegno delle realtà della società civile. Ed è auspicabile che le politiche ne tengano maggior conto, applicando di più il principio di sussidiarietà".

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Romeni, marocchini e albanesi sono le comunità più presenti in Italia.
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